mercoledì, marzo 29, 2006, ore 15:48

Ieri, il primo temporale dell’ anno.
Stavo andando in stazione dall’ università. In  Corso Zanardelli incontro Tuttobene. Costui è iscritto a lettere e cammina come me. Mi chiede di fare la strada insieme “ se per te non è troppo faticoso “.
Non non è troppo faticoso. Non sono handicappata quanto te “. All’ udir l’ aggettivo lo vedo sbiancare. “ Handicappata ? E’ così che ti definisci ? “

[ Etimologia :Il termine handicap proviene dal linguaggio sportivo e viene utilizzato per indicare la particolare situazione di svantaggio di un concorrente rispetto ad altri. In origine, nella Gran Bretagna del XIX secolo, designava il peso di un fardello concreto, che i cavalieri più abili e più rapidi dovevano accettare di reggere in sella durante le corse di cavalli, con l’intento di stabilire pari condizioni tra tutti i partecipanti. Etimologicamente invece significa caso fortuito, alea del sorteggio, appunto: hand (mano) in cap (nel cappello), dal quale estrarre, sorteggiare, i nomi dei concorrenti in lizza ].

” Non ci vedo un kazzo di strano, handicappato uguale penalizzato fisicamente. Io devo cercare di non farmi penalizzare troppo dal punto di vista sentimentalmentale,  ma mi  sembra innegabile che dal punto di vista anatomico qualche scompenso ce l’ ho. E tu ? Come ti definisci ? “. Lo guardo, più curiosa che provocatoria .
” Diversamente abile “.
La  vostra affezionatissima si trattiene dal commentare che siamo tutti diversamente abili da qualcun altro. Anche Rebu che è sanissimo è diversamente abile da Hodking.
Handicappato è più preciso, secondo me. E poi nel  dirlo a testa alta denota una specie di orgoglio, un po’ come i rapper di colore che tra di loro si chiamano nigga senza problemi.
Arrivati in fondo a Corso Palestro inizia a piovere. Tuttobene si tira su il cappuccio della giacca ma vede che io non ho un ombrello per ripararmi allora apre il suo.
Intanto il discorso è scivolato, ahimè, sulla politica. Vi risparmio i dettagli ma sappiate che le opinioni non potrebbero essere più discordanti.
Proprio quando sembriamo aver raggiunto l’ apice della divergenza sento cingermi le spalle.
” Guarda che se ti appoggi mi fai cadere “, gli dico ed è vero perché una pressione eccessiva sulla spalla destra può sbilanciarmi e farmi cadere.  Lui toglie il braccio e così inizio a camminare un po’ più in fretta davanti a lui. Prendere le distanze. Io e costui non abbiamo niente a che fare. Anche se dopo due minuti mi mette di nuovo il braccio intorno alle spalle. Lui ha un tono di voce paternalistico e morale. Ripete quello che gli hanno insegnato, anche se a volte non sembra proprio convinto di quello che dice. E se lo guardi bene vedi che nei suoi occhi c’ è qualcosa che vacilla, forse un po’ troppo. A volte lui lascia in sospeso i discorsi e quando non sa più cosa dire appoggia le dita sul braccio del proprio interlocutore: “ Allora ? Cosa mi racconti ? Tutto bene ? “. Lo fa innumerevoli volte nel corso di una conversazione ed è profondamente irritante. Se non hai argomenti di conversazione stai zitto e basta. E solo perché hai una gamba a puttane come me non significa che puoi provarci. Ti conosco quasi zero e quel poco che so sei un luogo comune su due gambe, anzi no, su una e mezza.
 Arriviamo al semaforo davanti alla pasticceria siciliana. Stiamo affrontando l’ argomento Pacs.
” Io credo che essere discriminati per la propria diversità sia una delle cose più insopportabili del mondo. Tu non ti sei mai sentito emarginato in quanto diversamente abile ? “
No. Io credo che essere disabili sia una potenzialità “. Ora, se lui fosse veramente convinto di quanto va dicendo gli getterei le braccia al collo. Ma gli tremava troppo la voce, e il suo sorriso era  un sorriso troppo tirato. Mi guarda.
 “ Non credi di vedere cose che gli altri non vedono ? “.
” Forse, ma vedo anche gli altri ragazzi fare cose che di solito noi non facciamo. Perdi troppe cose “.
” Tipo ? “.
Non so perché ma mi vengono in mente i Cure.
Finalmente arriviamo in stazione. Tuttobene inizia a dettare il suo numero di cellulare. “ Pensa a quello che ti ho detto”. Mi sembra iniziasse con 333, ma non sono sicura perché non l’ ho segnato.
Sono arrivata a casa un po’ prima dell’ ora di cena e dalla finestra della cucina ho visto un lampo attraversare il cielo.

sempreinbilico
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categoria : io
domenica, marzo 26, 2006, ore 20:48

Controllate i gavitelli dei dizionari:
dal Lete
affioreranno
residui di parole
come " prostituzione ",
" tubercolosi,
" blocco."
Per voi
che siete
sani e destri
il poeta
ha leccato
gli sputi polmonari ".
                                   Majakovskij

Chi non bacia non lo salvano.

" Cosa ti fa credere che io sia più fortunato di te ? "
" Qualcuno ha mai allungato le braccia per stringerti un po' ?"
" Sì... "
"... "

Ci sono cose di cui si preferirebbe non venire mai a sapere. Ma solo perché sono atroci non significa che siano meno reali.  Puoi voltare la testa verso la parete, coprirti gli occhi con le mani oppure puntare l' indice contro questa malinconica Cassandra che ha parlato  e metterti a strillare : " Non è possibile. Tu menti ". Razionalista incredulo, non si esce veri dalla sindrome del lieto fine. L’ ottimismo ormai non è più un’ indole ma una dittatura imposta ( al prossimo, il proprio ego è come sempre esonerato ).

Inchioda qui sopra quello che provi.
Scrivere senza niente da dire
(non si fa).

sempreinbilico
sabato, marzo 25, 2006, ore 15:19

sempreinbilico
venerdì, marzo 24, 2006, ore 14:15

" Una vera angoscia. Non avevamo più niente da dire, tranne fare le canzoni e arrivare alla fine. Prima del concerto, infatti mandavamo l' Importante è finire di Mina : l' unica cosa seria che potevamo dire al nostro pubblico. Il fatto è che più ci sforzavamo di mostrare il nostro disagio, più eravamo idolatrati. Eravamo diventati davvero un gruppo di rock' n' roll e, con quel poco di lucidità rimasta ce ne rendevamo conto. Se allora avessimo fatto un disco tale e quale ai primi due, giusto cambiando le parole a Tu menti, Emilia Paranoica e Spara Jurij, avremmo venduto 100.000 copie e saremmodiventati quello che sono diventati i Litfiba: un' icona del rock' n' roll, l' immagine di noi stessi. Non funzionavano più i CCCP, funzionava la loro apparenza. E di diventare la brutta copia di noi stessi non ne avevamo proprio voglia. " ( Giovanni Lindo Ferretti ).

Io lo so che siete tutti lì a chiedervi che minchia centra questa dichiarazione di Giolindo sulla fine dei Fedeli alla linea con la riapertura del mio blog, e invece è proprio il punto focale della faccenda. Perché quando  l’ ho letta la prima volta mi è subito venuto in mente che nonostante tutto,  dalle ceneri dei CCCP si sono formati i Csi. E che malgrado io veda tutto quanto color merda non significa che per me sia proprio tutto finito.  Magari è solo diverso da come lo immaginavano la sottoscritta e i suoi fans. Anche nel mio caso la pretesa degli ammiratori di vedere la guerrigliera inkazzata anche quando avrei solo voluto mandare affankulo il mondo è stato quello che ha snervato, logorato e fatto fuori il lato combattivo della mia indole, che ormai era solo la facciata pericolante del mio ego. “ Piangi ragazza mia, va bene lo stesso “ era tutto quello che volevo sentirmi dire. E grazie a Dio un paio di persone l’ hanno fatto, altrimenti non sarei qui a scrivere adesso. Precisiamo subito che  nessuno vi obbliga ad amarmi.  Adesso non mi va di raccontarvi del mio autunno infernale e del mio inverno arreso.  L’ unica cosa che mi viene da suggerirvi se volete farvi un idea in proposito è di mettere nel lettore cd  Socialismo e barbarie  e cercare “ Peter Singer “ su Google.
L’ inverno a piedi nudi sul pavimento freddo senza riuscire a guardarsi allo specchio.

sempreinbilico
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categoria : io
mercoledì, marzo 22, 2006, ore 18:41

Sbadiglio. Sbaglio. Lasciatemi dormire.
E' la primavera   a risvegliare impulsi dialogici sopiti ? Non preoccupatevi. Credo che passaranno presto.

sempreinbilico
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categoria : io