
" Gloria, mi metti tristezza ".
" Perchè ? "
" Non lo so perchè ".
" ... E allora cosa faccio ? ".
" Trasferisciti a fare l' asceta in qualche eremo senza la presa del telefono e connessione a Internet ".
( Hogdkin Vs Me ).
Metto tristezza ? Mi metto con Tuttobene, allora. Tuttobene che mi sta sui koglioni come poche persone al mondo. La mia autostima raggiunge un altezza K2 in confronto alla sua. Si vede a qualche galassia di distanza che non sta bene con sè stesso ma preferirebbe farsi squartare invece di ammetterlo. Almeno la sottoscritta ha un rapporto sereno con i propri trip. Meglio folli conclamati e contenti che passare la maggior parte del proprio tempo a cercare di sembrare normali.Tuttobene è tutto compreso nel proprio ruolo di " giovane uomo che affronta con coraggio la propria diversità " ma alla fine non è neanche capace di relazionarsi davvero con le persone. Non riesce a inserirsi nelle conversazioni. Tantissime volte non sa cosa dire. E a volte ho l' impressione che voglia venire a insegnare a me come stare al mondo. Solo perchè ho attraversato tempi duri quando il ragazzo che mi piaceva si è smaterializzato e ho pianto, ho sofferto, sono stata male non significa che lui sia una persona migliore di me, o più felice. A vent' anni non ha mai messo in discussione una virgola di quello che gli hanno insegnato i suoi. Io quando andavo al ginnasio e gli adulti preposti mi dicevano che ero come tutti gli altri li guardavo dubbiosa e gli chiedevo con la voce tremante di apprensione se avevo almeno una micropossibilità di essere speciale, almeno un po', almeno per qualcuno. Anni dopo, invece quando qualcuno osserva che : " Oltre all' amore ci sono anche altre cose " guardo tranquilla il mio interlocutore negli occhi e gli chiedo se è sinceramente convinto di quello che sta dicendo. La maggior parte a questo punto rimane in silenzio. Trasgredire a vuoto è l' altra faccia del conformismo, ma una sana punzecchiatura dialettica stimola i neuroni.
Tuttobene invece è ancora lì che cerca di trasformare " la P di problema in P di potenziale " come gli hanno insegnato a fare. Nel frattempo ha dato solo un esame, io invece a settembre mi laureo .E l’ unico modo che conosce per approcciare la Roby è quello di prenderla in giro perché a sentir lui è cicciottella. Mi snerva perchè vuole il mio numero di telefono." Ma perchè devo darti il mio numero di telefono ? Lo sai a chi si da il proprio numero di cellulare ? Alle persone che hanno qualcosa da dirsi. E io e te abbiamo forse qualcosa da dirci ? No ". Quando vorrebbe istruirmi su come si gestiscono i rapporti interpersonali con un paio di arti a puttane mi girano i koglioni.Tuttobeneunkazzo mette tristezza, non io. A volte lo guardo e mi attraversa l’ idea di fargli un succhiotto. Per vedere come reagisce. E per appagare le mie inclinazioni autolesioniste ultimamente neanche troppo latenti. Agli occhi dei passanti che ci vedono camminare per strada in fondo io e Tuttobene siamo la stessa cosa, due patetici, tristi, barcollanti mongospastici.Non so cosa pensare. Confusione d’ insieme.
Costretti a sanguinare l’ ho letto che avevo sedici anni e probabilmente i capelli di qualche colore improbabile, fuxia o rosso fragola matura. I viaggi di Mel l’ avevo letto appena uscito, a Natale scorso, e ieri ho finito La banda Bellini.
Adesso che ho finito la triologia di Marco Philopat mi sembra che sia passato tantissimo tempo da quando al liceo credevo che il punk fosse più o meno l’ inizio e la fine di tutto. Però è strano. Non penso a me stessa come a una persona cresciuta, ci penso come a una persona sbiadita. Mi manca lo spontaneo, totale abbandono a qualcosa. “ Cento scopate, zero menate “ dice a un certo punto un tipo del libro. mi è scappato un pensiero acidissimo. “ Si va sempre a finire lì “.
Alternativi, rivoluzionari fin che vuoi ma incapaci di tenere l’ uccello nelle mutande. O almeno di farne un uso un minimo maturo e consapevole. Invece tutti a farsi le studentesse miliardarie e ciao ciao alla questione morale.
Forse sono io che sto diventando troppo rigida. E la durezza nel giudicare si sa è l’ anticamera della frustrazione. Mio Dio, il Signore ce ne scampi. Però anche se i personaggi del libro mi stanno un po' sul kazzo oggettivamente il romanzo è scritto davvero benissimo.
Servo dello stato invece lo ha scritto un anonimo che probabilmente dev’ essere stato un ufficiale militare. E’ delle autobiografie più lucide che abbia mai letto.
Ci sono scritte un paio di cose talmente intelligenti che quasi mi dispiaceva che le avesse scritte uno delle forze armate. Allora mi sono ricordata che il pregiudizio si annida proprio dappertutto. Anche in chi dice di non avere pregiudizi. Soprattutto in quel tipo di atteggiamento, “ Io non ho pregiudizi di nessun tipo “, terreno fertile per i luoghi comuni di ogni tipo. I pregiudizi non si cancellano, i pregiudizi si superano. Il diario di questo funzionario incoruttibile. Un uomo che espone i suoi ragionamenti con tanta pacatezza da sembrare ottuso ma che vanno via lisci. che critica l’ ex governo e scrive poesie. Lo chiamerò nel primo governo Gloria a fare il ministro.
Prima libertà : avere delle regole.
Seconda libertà : ribellarsi alle regole
Terza libertà : avere nuove regole
Quarta libertà : proporre nuove regole
Pura libertà : Autoregolarsi.
Anonimo ( di cui sopra )

… E alla fine il genitore mi ha chiesto scusa, per la questione della forza di volontà. Per sua stessa ammissione quando sente la parola “ miglioramenti “ a proposito delle condizioni di salute della sfortunata figlia non capisce proprio più un kazzo.
” Papà ma ti rendi conto che se ti dicessero che dopo avermi tagliato a cubetti e buttato in pentola ci sarebbero grandi possibilità di miglioramento tu saresti disposto a farlo ? “
” Vero, è più forte di me. Sarei pronto a buttarti anche giù dal tetto “. Ed era serio mentre lo diceva. A questo punto non mi resta che incrociare le dita e sperare che nessun medico mi proponga mai una terapia d’ urto. Mio Dio. In ogni caso mi ha chiesto scusa. Onore al merito.
Stasera ( forse ) concerto di un gruppo recentemente entrato nella mia playlist.
Ho messo forse tra parentesi perché il marasma di umanità sedicente alternativa che si pullula ai concerti io posso affrontarlo senza paranoie solo dopo un paio di Rossini. Non salto e non mi dimeno più in pubblico. E pensare che fino a meno di un anno fa riuscivo davvero a sbattermene delle occhiate della massa spaurita. Poi arriva un tipo da chissà dove, ti fa capire con un corpo così sputtanato non puoi avere niente a che fare con la sua meravigliosa vita da artista estremista per poi sparire così, senza neanche una litigata catartica in mezzo. Come se non fossi mai esistita. E' allora che cambia tutto. Perché se qualcuno si volta a guardare la sciancata che balla io vedo lo sguardo di uno sconosciuto trasformarsi negli occhi dell’ Innominabile.Ma queste sono cose che ho pensato, detto, masticato e scritto fino allo sfacelo epatico mia e vostra, che dopo averle lette fareste bene a versarvi un goccio di digestivo e uno di Valium. Magari passerà, o magari no. Lasciamo il responso al tempo. Comunque gli Offlaga disco pax sono un gruppo che merita, miei elettrolettori, e forse si meritano addirittura che io per una sera metta a nanna le mie paranoie e vada al loro concerto. E poi oggi è venerdì. " Friday never esitate ", lo dicono anche i Cure.
Sono giorni di sforzi. Le nozioni degli ultimi esami non vogliono saperne di entrare in testa, ma devo tenere duro perché potrei riuscire a dare gli esami che mi mancano in questa sessione. Round finale.
How is heart of this girl ?
Una cosa lei l’ hai capita. Anzi no, forse due o tre.
Ma una è fondamentale. La disperazione non fa bene agli scrittori.
Perché è uno stato d’ animo totalitario che non ammette nulla al di fuori di sé stessa. La sua trasposizione verbale si risolve sempre in una tautologia. Se non sapete che tipo di figura retorica è andate a farvi una ricerca su Google.
Quindi dalla disperazione è passata alla rassegnazione. Uno stato d’ animo ingiustamente sottovalutato. Lei non trovava pace. Non bisogna essere pornostar per starsi ( e stare ) sul kazzo. E così un giorno ha smesso di cercarla. E da allora le forbici e i rasoi sono rimasti al loro posto. La rassegnazione è una specie di torpore narcotico che impedisce di fare danni a sé stessi e agli altri, soprattutto agli altri.
Di sé stessa non le importa molto, anche se all’ occhio dell’ osservatore apparirebbe sicuramente come una giovane donna coraggiosa e tenace.
Quale sarebbe la sorpresa dell’ osservatore immaginario se leggesse i suoi pensieri quando osserva il cielo del tardo pomeriggio seduta sulle scale del portico con le ginocchia strette al petto. ” Non si vede bene che con il cuore. L’ essenziale è invisibile agli occhi “ aveva scritto Saint Exupery nel Piccolo Principe. Una di quelle frase ripetute e trascritte così tante volte che alla fine ha sbiadito il proprio senso e ora significa poco più di niente.” Ma i nostri cuori non hanno la vista lunga, sono miopi, e per vedere bene bisogna sforzarsi un k@sino. E il mondo preferisce diventare cieco “. Melodrammatica ? Può, ma siate comprensivi con lei che non dice mai niente di nuovo ma che forse non esiste nemmeno.
”[… ] E’ quindi da attendersi che al genio creativo si accompagni inevitabilmente la sofferenza. Io stesso ho sofferto di emorroidi per anni. “.
Da Confessioni di un cuoco eretico
Non ho mai prestato troppa attenzione al cibo che ingerisco. Che sia sushi oppure piadina precotta a me non importa. Basta che abbia un buon sapore. Sono un’ abitudinaria culinaria, abbastanza scostante dei confronti del cibo. Lo sono sempre stata. Mia madre dice sempre che in questo ambito non le ho mai dato soddisfazioni. Fino a quattro anni compiuti mi sono sempre aggirata con il mio biberon di latte stretto nella mancina e se mo toglievano e provavano a cacciarmi in bocca un cucchiaio di omogeneizzato non c’ era una minchia da fare. Se poi provavano a costringermi a inghiottire ( mi tappavano il naso ) vomitavo anche l’ anima. Inde ho sempre avuto con il cibo un rapporto compulsivo di odioamore, ( più odio, sinceramente ).
Ma ultimamente mi sono imbattuta in esperienze gustative ( spaghetti di riso con salsa thai e fiorentina di manzo) e in un libro “ Confessioni di un cuoco eretico “ che mi hanno fatto riconsiderare la questione.
”… E se alla base del mio rapporto conflittuale con il cibo ci fosse un problema di rifiuto sensuale globale (Del tipo sono un mostro e mi merito zero gratificazioni) ?”.
Roba da Freud, miei amati devoti, con qualche granello di Baudelaire. Non avrei mai immmaginato delle sinestesie possibili tra quarti di bue e opere d’ arte.
Truculento e sanguinante, questo è un romanzo sui piaceri della carne a360. Sesso, sodomia, quarti di bue, vagine e intingoli. L’ ho trovato anche migliore di “ Memorie di un nano gnostico “ che era un po’ troppo manicheo e didascalico nell’ esposizione delle dottrine gnostiche, con questo nano che supera il trauma della propria deformità convincendosi di essere stato creato da un Demiurgo malvagio separato da Dio il quale sarebbe espressione di un mondo puramente spirituale . Forse perché mi piacciono le grandi personalità dotate di sarcasmo e di sarcasmo lo chef Orlando Crispe ne ha da vendere. Il suo amore per la carne lo spinge a concepire la cucina come una pratica alchemica di elevazione della materia, qualsiasi tipo di materia. Individui da lui disprezzati in vita come il disprezzato genitore adottivo si trasformano una volta macellati in succulente portate da servire ai suoi ospiti. Ma siamo anche quello che mangiamo. E la carne umana non manca di sortire singolari effetti sui commensali. Fa da contraltare a questa titanica volontà di potenza incarnata nello chef lo psichiatra che si occupa di lui in carcere. Il suo lucido razionalismo viene piegato, schiacciato e smembrato dalla lucidità con cui il cuoco killer espone le proprie teorie da lui denominate Fagocitazionismo, le stesse che avrebbe potuto concepire un Nietzsche dietro ai fornelli.
Un ricettario per carnivori che si trasforma in un’ acuta riflessione sulla genialità del male ( o se preferite sulla superbia dell’ eccezionalità ). Sconsigliato a colombe e anime tenere. Senza dubbio mi ha persuaso di una cosa. Non farò mai la critica gastronomica. Mai. ( non mi piacerebbe ritrovarmi con un vegetale piantato nel colon ).
("Oh, santa Maria Egiziaca. A rileggere quello che scrivo sembro la mia prof di latinusgraecusque del liceo.... ").