venerdì, giugno 30, 2006, ore 18:08
( Nervi ) tesi I
" Mamma, ma secondo te il riso freddo è post moderno ? "
Mia mamma mi guarda e non dice un kazzo .
" Mamma, mi daresti una definizione di postmoderno ? "
Mia mamma mi guarda di nuovo ed è convinta che la stia prendendo per il culo.
"... Ma se non so neanche cos' è ".
" Appunto. Mi serve la purezza di uno sguardo primigenio ".
" Guarda che io primigenio non neanche cosa vuol dire... "
" Come chi affronta una questione per la prima volta. Non come me che ho la testa inchiodata alle speculazioni filosofiche... ".
" Non so se quello che dico è giusto... ".
" Ma chissenefrega se quello che dici è giusto. Mi servono ipotesi di lavoro, mondi possibili... ".
Mia mamma non è stata di nessun aiuto. Mi ha detto solo : " Mangia ". Ho abassato lo sguardo sul piatto e mi sono messa a masticare e inghiottire, mentre il mio cervello elaborava strategie di scrittura con l' efficienza di una catena di montaggio.
Mi piacerebbe scrivere decine di frasi senza senso e poi spacciarle per citazioni tratte da libri che non sono mai stati scritti. Sarà una lunga estate. Io sono arrivata a pagina 4.
sempreinbilico
giovedì, giugno 29, 2006, ore 21:11
Dopo aver letto questa pietra miliare della letteratura contemporanea dovrei sentirmi meglio. Dovrei. Io che i classici non li leggo quasi mai. Qualsiasi, lei è aspirante scrittore serio lo fa. Ma Gloria lei è demenziale.
Mishima però era una lettura doverosa. E' dal ginnasio che vado avanti a cantare " Lode a Mishima. E a Maijakowskij ". Chi fosse Maijakowskij l' ho scoperto solo il primo anno di università. Avrebbe potuto anche essere l' amante di Stalin e io avrei continuato a cantare Morire come niente. A pensarci, è inquietante.
In ogni caso " Sete d' amore " è un capolavoro di introspezione, sulla gelosia come l' unica forma di percezione dell' amore. Non ne sono certa data l' esiguità delle mie esperienze amorose ma suppongo di avere anch' io un' indole gelosissima. Ricordo gli sms sarcastici che scrivevo all' innominabile " E allora, come stanno le tue amichette ? ". Un po' dipende dall' inclinazione da eterna scontenta, un po' dal mio solito senso di inadeguatezza che si manifesta sfacciatamente oltre qualsiasi buonsenso sociale.
Basta che il mio amico Rebu si volti a guardare una ragazza e commenti : " Che carina " che subito la sottoscritta erge i suoi aculei. "... E allora vai a farti un giro con lei ". Acidissima. Tanto ti accusano anche dei difetti che non hai, quindi perchè sbattersi tanto per dissimulare anche quelli che hai ?
Come lamentarsi nell' introduzione della tesi della scrittura banalmente referenziale di tanti autori contemporanei e poi scrivere esattamente lo stesso genere di cose, la granfratellizzazione letteraria.
A parte poche eccezioni, tipo Michel Faber, che però ha dedicato vent' anni di ricerche e dieci alla stesura del Petalo Cremisi e il bianco. E io vado in paranoia per quelle sessanta pagine di tesi senza riuscire a pensare ad altro. Michel Faber ha anche trovato il tempo di sposarsi e di fare innumerevoli lavori, dal cameriere alla cavia umana per la ricerca farmaceutica mentre scriveva un capolavoro.
sempreinbilico
mercoledì, giugno 28, 2006, ore 20:08
Ieri, da vera skizzotica professionista ho passato una grossa fetta della sera a cercare di ricordare le parole di una canzone che proprio non riuscivo a ricordarmi. Seduta sul muretto che separa lo strapiombo di roccia dal lago, avevo un po' paura di cadere giù. Però l' unghia di luna che illuminava il cielo era veramente bellissima, anche senza colonna sonora. Le gambe dondolavano nel vuoto, in silenzio. E non ho nemmeno pianto nel ricordare che un anno fa sono andata a prendere l' Innominabile alla stazione.
Untitled, Simple Plan
I open my eyes
I try to see but I’m blinded by the white light
I can’t remember how
I can’t remember why
I’m lying here tonight
And I can’t stand the pain
And I can’t make it go away
No I can’t stand the pain
How could this happen to me
I made my mistakes
I’ve got no where to run
The night goes on
As I’m fading away
I’m sick of this life
I just wanna scream
How could this happen to me
Everybody’s screaming
I try to make a sound but no one hears me
I’m slipping off the edge
I’m hanging by a thread
I wanna start this over again
So I try to hold onto a time when nothing mattered
And I can’t explain what happened
And I can’t erase the things that I’ve done
No I can’t
sempreinbilico
lunedì, giugno 26, 2006, ore 14:44
Lei non scrive, si sfoga ( che lagna ).
" Dacci oggi la nostra insofferenza quotidiana ".
(Ma anche no ).
Lo insegna anche la psicologia più spicciola. Una persona che si considera insignificante ha infinite probabilità in più di venire trattata come tale rispetto a una persona che ha una buona dose di autostima.
Per questo a Hogkin riesce così facile farmi sentire una merda ?
" Io non verrò mai a trovarti perchè non me ne frega niente di mangiare un giacciolo alla menta con te ". Lineare. In questo contesto passa completamente in secondo piano che alla sottoscritta il ghiacciolo alla menta non piaccia proprio per niente.
Sono almeno vent' anni che le persone che considero amiche mi tagliano fuori dalla loro vita, zero rimorsi. Davvero sono io che la faccio sempre tragica ? Sì ? No ? Non lo so.
Io gli voglio bene e loro esattamente l' opposto. Farebbero qualsiasi cosa pur di evitarmi. E io non me ne rendo affatto conto, proprio come il Samu. Almeno fino a quando non me lo dicono in faccia. No, non vado bene. Pretendo una sincerità che non sono in grado di sostenere. Da quanto tempo è che Ano non mi scrive più ?
" Non ci indurre in crisi di nervi "
Se sono tagliata fuori va bene. Se mi taglio invece no. Tagli e ritagli. Il libro di psichiatria che sto consultando per la tesi definisce questa condizione maniaco - depressiva. Effettivamente in queste ultime settimane ho preso più volte in considerazione l' ipotesi di un bel taglio netto. Un coltello che affetti la mano e faccia a fette il problema. Dev' essere il caldo. Ricordate - L' etranger - di Camus ? Il protagonista imputava al caldo l' omicidio dell' arabo. Sì dev' essere l' afa. Questo scioglimento dei neuroni a pochi mesi dal mio trasferimento a Milano. Sarebbe folle sputtanare tutto adesso. Devo farmi forza, in un modo o nell' altro. E da sola, altrimenti va a finire che mi accusano di prosciugare le energie vitali altrui. E non sia mai.
Rebu una volta mi ha raccontato che i greci scolpivano anche il retro delle statue che collocavano sul tetto dei templi, anche se i fedeli non potevano vederlo. Perchè gli dei potevano scorgerlo. Il Divino scorge anche sotto la superficie di frustrazione, emarginazione e rabbia che percepiscono gli uomini. E se Egli tutto vede che si decida anche a provvedere, magari prima o poi.
"... Ma liberaci dalle manie di persecuzione ".
sempreinbilico
domenica, giugno 25, 2006, ore 17:06
Tutto ciò di cui ho bisogno alla modica cifra di 615 dollari.
( Funzionerà anche per gli abbracci ? ).

sempreinbilico
sabato, giugno 24, 2006, ore 10:47
” A volte fare un passo indietro è importante come farne uno in avanti “.
Io credevo che fosse mia madre l’ unica donna al mondo ossessionata dalla pulizia delle tombe. Dovreste vederla mentre sfrega con un panno le lapidi dei nonni. A me tutto questo indaffararsi sembrava un po’ ridicolo ma dopo aver guardato Volver prometto solennemente che non la prenderò più in giro. L’ ho visto ieri pomeriggio, scaricato da Emule malgrado le immagini avessero quella patina polverosa delle pellicole anni ’70. Si sentivano anche i bisbigli in sottofondo di chi ha registrato il film portandosi dietro la videocamera al cinema. Comunque, a Divx scaricato non si guarda in bocca, soprattutto se è un pomeriggio di caldo afoso, e a me il caldo fa venire strani e brutti pensieri. Cosa faccio per distrarmi ? Guardo Volver di Almodovar.
A me ha fatto venire in mente l’ una di pomeriggio quando la zia attraversa la strada e viene a bere il caffè da noi. E’ un film che parla della solidarietà tra donne, del senso della vita e del pudore che si hanno in provincia. E non solo in quella spagnola. Anche da me le parenti e le donne che non ti vedono da molto tempo prima di chiederti qualsiasi cosa ti afferrano per le braccia e ti schioccano almeno un paio di baci sulle guance. Rumorosissimi. E il loro intercalare preferito è “ figlia mia “, che, in dialetto mettono proprio in ogni frase come le donne del film.
Anche la zia ogni tanto racconta storie di fantasmi, mentre rigira il cucchiaino nella tazzina del caffè.
Una volta ci ha detto di quando a una sua amica hanno gettato il malocchio. Questa, ha chiamato una medium che le ha spiegato che l’ artefice della fattura era una sua cognata, che era vedova e la notte si è saputo che sentiva il fantasma del marito battere i pugni sul tavolo della cucina, come faceva da vivo quando era arrabbiato con lei.
Che poi la zia non è neanche davvero mia zia. Non è né la sorella di mia madrè, né di mio padre. E’ come l’ Agustina del film, una solerte vicina di casa. La trama di Volver mi ha colpito tantissimo. Ma come riesce Almodovar a farsi venire in mente certi colpi di scena ? Riesce a far portare avanti intrecci surreali a un personaggio concreto come Raimunda senza che il contrasto appaia urtante. Anzi immagino che sia proprio in questo che hanno origine la leggerezza e il senso di spontaneità che dominano nel film.
Più tardi propongo a madri e zie se gli va di vedere Volver. Le faccio sedere davanti al monitor del pc e poi premo play. Ci sono cose che sono uguali ovunque. Per esempio la vicina di casa che viene a farti l' iniezione nel culo. Nel far west rurale come nella Mancha.
sempreinbilico
giovedì, giugno 22, 2006, ore 14:33

Dont’ Access.
Quello di ieri avrebbe dovuto essere il mio ultimo esame. E’ stata la mia prima bocciatura. Segata all’ esame di idoneità informatica mod. 5 Basi di dati. Ieri mi hanno bocciata. Stamattina mi sono svegliata e piangevo. Ma non per Access, Access non c’ entra. Anzi, ieri sera sono anche andata a Iseo a festeggiare la mia non – idoneità.
A volte succedono cose inaspettate. Tipo un pomeriggio mentre stai facendo finta di studiare e invece stai leggendo per i kazzi tuoi suona il telefono. Rispondi e scopri che ti chi ha chiamato è Er Colosseo.
” Allora Glò, lo facciamo o no questo libro ? “.
” Pensaci bene. Sei sicuro che non faccia cagare ? “.
Er Colosseo gestisce una piccola casa editrice a Roma e ha infine deciso di pubblicare un po’ dei digitoscritti della sottoscritta, la massima esponente della poetica dei kazzi propri. Ora, so benissimo che dovrei essere la persona più felice del mondo, e vi giuro che ci ho provato ad esserlo, ho anche avuto la mia mezz’ ora di euforia. Un po’ come quando qualche prof mi scrive trenta sul libretto e io mi prendo il diritto di sentirmi non – stupida per almeno un quarto d’ ora. Ma anche se pubblicano le mie fregnacce sono davvero autorizzata a sentirmi meno kogliona ?
” E’ normale che le tue figlie leggano molto e scrivano bei temi. Del resto, con i loro problemi non possono permettersi di fare molto altro “ ha detto la madre di una mia coetanea alla mia in un giorno sfocatissimo di quindici anni fa. E se avesse ragione lei ?
Gli innamorati passeggiano mano nella mano davanti al molo dove sono ormeggiate le barche. Quando gli amici mi offrono il braccio è perché ci sono rampe di scale da salire, o perché barcollo così tanto che rischio di cadere da un momento all’ altro. Mi ricordo che quando eravamo usciti una sera l’ Innominabile aveva le mani nelle tasche. Io ho infilato dentro la mancina e ho stretto le dita della sua mano destra. Non c’ era nessuna rapacità nel mio gesto. Mi andava di farlo, ero curiosa di provare il meccanismo perfetto attraverso il quale gli arti si incastrano negli spazi vuoti tra un dito e l’ altro. E poi gli volevo bene. Tutto qui. Vorrei che qualcuno sentisse il bisogno di stringermi la mano. Anzi no. Il verbo volere presuppone un’ aspettativa e io in questo periodo non riesco proprio ad averne.
Una gamba deficiente in cambio di qualche braccio a cui aggrapparsi si porta via tutte le mani che avrei dovuto stringere.
Tre.
Due.
Uno.
Mi odio ?
sempreinbilico
mercoledì, giugno 21, 2006, ore 20:05
Una volta io ero punk.
Poi sono diventata post- punk.
Adesso invece sono post e basta.
Mi piacerebbe poter dire che a volte formulo pensieri di una profondità abissale. Io, una che non sa neanche nuotare, e a momenti, manco sta in piedi.
Però ieri sera aspettavo che arrivasse Rebu e guardavo il cielo, seduta sui gradini fuori casa. E continuavo a scattarmi foto con il cellulare, come se quel susseguirsi di immagini potesse svelarmi la chiave dell’ enigma. Cosa mi rende uguale agli altri. Cosa mi rende diversa dagli altri. E magari riuscire a fotografare la linea di confine dove passa la normalità. Pensavo, pensavo a tante cose che vorrei dirti, Innominabile uomo ma che non posso dirti. Perché non ti ho mai cercato fino ad ora e non mi passa neanche per il tubo di scarico del cervello di farlo adesso, io non voglio tirare fuori di nuovo la parte peggiore di te, anche se questo significa che non ti sentirò più. Che non verrai mai a sapere che a ottobre mi laureo, e che poi mi trasferisco a Milano con la Paohola. E non so quale entità soprannaturale abbia convinto i miei a lasciarmi andare. Probabilmente sono stati gli sforzi congiunti di Buddha e Gesù Cristo.
Quest’ inverno fissavo le pareti della cucina e mi sembrava che la mia vita fosse sputtanata in modo definitivo, e il modo drastico e definitivo con cui sei sparito dalla mia vita dopo avermi incontrata mi sembrava, e mi sembra anche oggi, la più inequivocabile delle conferme. Anche adesso non riesco proprio a togliermi dalla testa che se non sei riuscito a volermi bene tu non ci riuscirà mai nessuno. E se qualcuno mi dice che sei solo uno stronzo io gli sorrido : “ E tu al posto suo, cosa avresti fatto ? Ti saresti messo con una come me ? “. Sei entrato nella lista dei dispersi, come Deneb, come la Torbida, Come D., come uno sproposito di altra gente ma non riesco a nutrire per te lo stesso indulgente disprezzo. Convivo da molto tempo con l’ idea che una microscopica parte di me sentirà sempre la nostalgia di quando ti ho raccontato, digitando una parola dietro l’ altra, che avrei dovuto fare la cavia per uno dei soliti interventi di chirurgia, e tu non mi hai chiesto cosa avevo o come, o quanto ero mongospastica. Mi hai chiesto il numero di telefono. A ripensarci mi sento ancora una stretta allo stomaco. La sera prima dell’ operazione mi avevi scritto un sms sulle luci della tua città, e io ricordo che mi ero addormentata serena come un angioletto, con i raggi di luna che si riflettevano sul cuscino. Me ne sono ricordata ieri sera quando sono andata con Rebu a bermi una lattina di birra sul monte, appena sotto al monastero. Un panorama inaspettatamente bello.
Sai dicono tutti che sia difficile innamorarsi di una signorina spaventakazzi come me. E’ buffo che sia l’ unico punto di vista che si prende in considerazione. Come se fosse facile per me innamorarmi di qualcuno, di uno che magari inizia a scandire le parole quando parla con me, o che gira lo sguardo quando mi incontra per strada o che fa di tutto per mantenere platealmente le distanze. No, non è facile, dopo che l’ invidia degli dei si è abbattuta su di me per quella fetta di felicità che mi sono presa con te e verso la quale forse non avevo il diritto di allungare la mano.
Guardavo in alto qualche sera fa e avevo in gola uno strano magone che non mi decidevo se era più di tenerezza o di malinconia. Anche se siamo distanti centinaia di Km e le nostre anime sono lontane qualche migliaio di anni luce tu ed io saremo sempre sotto lo stesso cielo.
( Passasse almeno un uccello a skakazzarti sopra la testa ogni tanto, e farti pensare a me almeno il tempo di un - ' Fanculo -... ).
sempreinbilico
lunedì, giugno 19, 2006, ore 21:32
Conversazione I
" Sai che sei proprio figa in questa foto ? ".
- Ovvero live sei repellente. L' incarnazione corporeadel malessere contemporaneo -
" Nella foto. Grazie, sei un amico ".
( Lei medita se cancellare la foto dalla memoria del cellulare, e sè stessa da questo mondo orbato. Inveisce a denti stretti contro le teorie sulla superiorità ontologica fotogenia che ci hanno reso incapaci di fare i conti con la realtà a tre dimensioni ).
Conversazione II
" Ragazzo mio, sono bruttahhhhhhhhhhhh ".
" No, non è vero stavo proprio per dirti il contrario ".
" Dici così solo perchè sei gay ".
( L’ appetitoso omossessuale si mette a ridere ).
Malgrado la rendano felice le altrui risate venire sistematicamente presa così poco sul serio le provoca sempre un po’ di disappunto. Ma come si può prendere sul serio una macchietta umana ?
Contro il logorio della vita post moderna. Gocce amare e marroni di Rescue Remedy le cadono sulla lingua. Imperitura gratitudine a Mister Bach. Se non fosse stato per il blando conforto dei rimedi omeopatici lei sarebbe già assuefatta di Xanax. Morta di Valium. Per fortuna che esistono le cure placebo. E i Cure. Robert Smith che canta So what?. Lui si che capisce il vuoto che si prova quando il display dell’ orologio segna le 00:00 e la parola : “ Buongiorno “ muore lì sulla punta della lingua e le lascia le labbra screpolate
sempreinbilico
sabato, giugno 17, 2006, ore 21:02
" Signorina, facciamo il gioco delle libere associazioni. Cosa le fa venire in mente la parola bacio ? ".
All' udir quella parola lei sussulta. Arrossisce visibilmente, troppo imbarazzata per ardire di chiedere la domanda di riserva. Un bacio è come il primo giorno di scuola. E' tuffarsi in una piscina piena di acqua gelida. E' trovarsi faccia a faccia con un interlocutore straniero e accorgersi che non sei in grado di spiaccicare una parola di inglese anche se ti accorgi che avresti un sacco di cose da dire. Baciare qualcuno è un baratro. Un monumento eretto dalle labbra al proprio senso di inadeguatezza. “ Devi tirare fuori la lingua “, questo le ha detto il baciato dopo che lei ha allontanato le labbra.Lei lo ha guardato. Ah. Baciare qualcuno non è la stessa cosa che l’ ora di educazione fisica in seconda elementare quando le maestre ti guardano clementi e così prive di aspettative da poterti dire, rassicuranti : “ Non preoccuparti, fai come ci riesci “. Tanto se non sai lanciare la palla nel canestro per loro non cambia niente. Centrare o no il canestro una faccenda che non coinvolge nessuno all’ infuori di te. Baciare è diverso. Si può scendere in campo con le migliori intenzioni, ma anche con tutta la buona volontà del mondo rimane un gioco di squadra.
” Io per te sono solo un oggetto da possedere “ le avrebbe scritto lui settimane dopo. Neanche le nuvole britanniche sono foriere di tali piogge. In teoria il caso è archiviato, ma ogni tanto il ricordo riaffiora minaccioso. Che gioia. Merda, merda, merda. Il suo amore era merda. Un sentimento che degenera quando raggiungeva la punta delle dita, suscita disgusto. Un po' come la repulsione dell' eroe per la maliarda cattiva della favola. E lei ancora si sveglia dagli incubi convinta di vedere le proprie braccia trasformate nei tentacoli viola di una piovra gigante. Mpf.
E mentre gli amici si coccolano lei si scaccola.
sempreinbilico