domenica, novembre 26, 2006, ore 10:00
“… Cosa simboleggia dottore? La normalità che perdura nella mia vita sottosopra? Il calore domestico che sopravvive nel gelo del cambiamento? Il caos calmo che ho dentro?” (Sandro Veronesi).
La settimana scorsa mentre stavo leggendo Caos Calmo mi è arrivato un sms che si concludeva con “… Un bacione !”. Mi ha fatto venire in mente le cartoline che una volta si ricevevano da Rimini o Riccione nel periodo tra giugno e settembre. Un bacio, oppure niente avrebbero avuto un suono migliore. Ecco, Caos calmo è quel genere di romanzo che mi fa venire voglia di mettermi a correggere le virgole dei messaggi che ricevo e anche di quelli che scrivo. Nei ringraziamenti l’ autore ha precisato di averci lavorato sopra quattro anni. Supponiamo che abbia iniziato a lavorarci sopra quando ne aveva quarantadue – oggi ne ha quarantasette -. Ho ancora diciannove anni di tempo per imparare a scrivere così. Mi sembrano troppo pochi, non ce la farò mai. Non ce la farò mai a scrivere qualcosa che valga la pena di essere letto. Com’ è passare un innumerevoli anni perseguendo un obbiettivo e arrivati alla fine rendersi conto di non essersi riusciti ?
A meno che non muoia prima ovviamente – Gloria si sta toccando la tetta sinistra -. In quel caso game over e partita persa.
E’ un conto alla rovescia che mi angoscia. Guardatevi in torno. Ci sono milioni di persone al mondo che vivono più o meno serenamente senza essere ossessionate da un unico scopo che dia un senso a tutta quanta la loro vita. Perché io no ?
Forse, l’ ossessione dello scrivere bene – oltre al trauma post partum dell’ opera prima appena uscita – è spuntata fuori insieme alla convinzione di non aver trasmesso abbastanza amore alle persone che facevano parte della mia vita: Deneb, la Torbida, l’ Innominabile…
Ho cercato in ogni modo di dimostrargli il mio affetto ma non sono stata in grado di farglielo percepire e così non ho lasciato nemmeno una traccia nella loro vita.
Scrivere è una forma di comunione: condividere qualcosa nella speranza che resti almeno un segno.
Mercoledì è venuto Rebu a trovarmi. E' stata una giornata bellissima. Non esistono molte persone disposte a farsi un’ ora di treno e ad accompagnarmi a due ore di sociologia solo per passare un po’ di tempo con la sottoscritta. Mentre io prendevo appunti lui studiava la Gerusalemme liberata. Persone così non sono molte per me, ma probamente sono poche in assoluto, e questo mi fa sentire autenticamente fortunata: come una possibilità che io sia in gamba, dopotutto, abbastanza da lasciare in qualcuno una debole traccia del mio passaggio.
" È la bellezza un raggio / di chiarissima luce / che non si può ridir quanto riluce / né pur quel ch'ella sia. / Chi dipinger desìa / il bel con sue parole e i suoi colori, / se può dipinga il sol. (È la bellezza un raggio, dalle Rime di Torquato Tasso ).
sempreinbilico
domenica, novembre 19, 2006, ore 11:04
…Alla fine mi sono divertita (leggasi ho bevuto) una cifra. Non mi so atteggiare a enologa quindi l’ unica cosa che facevo era farmi sfacciatamente riempire il bicchiere in continuazione. In ogni caso non sono riuscita a calarmi nel ruolo di giovane-autrice-appena-pubblicata. Mi resta sempre il dubbio di meritarmi la fortuna che ho avuto. Tra l’ altro ho stretto la mano a Pino Tripodi uno scrittore (di quelli veri) che pubblica per la Deriveapprodi. Avete presente il lettore estatico che stringe con devozione la mano a uno degli autori preferiti ripetendo istericamente : “ Lei è bravissimo ? “. Ecco. Lì sì che ero veramente calata nel ruolo. Alla fine mi ha chiesto la mail, lui a me. Rendiamoci conto. E siccome quanto mi allungano un dito notoriamente io mi prendo tutto il braccio ne ho approfittato per dargli anche la url del mio blog. Quella l’ ho data a un sacco di gente, molto più che il titolo del mio libro, perché in definitiva il libro non è che un appendice di questo blog. Le cose che scrivono dovrebbero servire a chi legge non a rimpolpare l’ autostima di chi le scrive, giusto ?
” Io non credo nei libri. O almeno non li amo più di quanto voglio bene al mio gatto “ mi ha detto Dario. Dario è quello che ha fatto l’ editing del file Word che avevo inviato alla casa editrice e detta da uno che fa il suo mestiere una cosa così mi suonava un minimo straniante ma forse è l’ atteggiamento giusto per non montarsi troppo, e non perdere la sostanza di quello che hai da dire. Lui tiene basso il profilo e questo è l’ atteggiamento giusto per mettersi davvero in comunicazione con le persone, o almeno con un certo tipo di persone, tipo me. Stavamo parlando e a un certo punto punto ho adocchiato una spilletta arancione sulla sua borsa. Se l’ è tolta e me l’ ha regalata.
L’ altra ragazza che lavora per la casa editrice, Alessandra, secondo me è la donna perfetta. E’ incredibilmente gentile, disegna, scrive, ed è bellissima. Sotto le luci verdi del baretto, appoggiata al tavolino del baretto, dentro il Leonka, sembrava uscita direttamente da una foto degli anni Trenta.
Mi ha detto che mi manda i file con i suoi disegni. Devo ricordarmi di scriverle, la settimana prossima. A lei, al sig. Tripodi e ad Angelo che me lo ha fatto conoscere.
Ah, dopo un paio d’ anni di reciproca lettura telematica ho finalmente incontrato Angela in carne ed ossa, insieme alla sua ragazza, Alice.
” I cinesi dicono che nella vita ci sono tre cose che ogni essere umano dovrebbe fare. Avere un figlio, scrivere un libro e piantare un albero, tu puoi depennare la seconda “ sosteneva Alberto da dietro il banchetto delle edizioni del Manifesto. Alberto ha avuto un ruolo chiave nella serata perché ha riportato a casa me e Onetwofive che mi ha accompagnata. Guida un incredibile pulmino Wolkswagen di almeno quarant’ anni fa. Ci sono salita e ho avuto l’ impressione di partire per l’ India, anche se eravamo a Milano e pioveva, pioveva forte.
Siamo rientrate bagnate fradice. Onetwofive è entrata in camera di Valeria, che stava dormendo e adesso dice in giro di essersi svegliata per il sentore di vino che ha inondato la stanza…
sempreinbilico
venerdì, novembre 17, 2006, ore 10:20
Stasera, al Leonkavallo. Io ci sono, sciopero delle linee permettendo. Alle 19:00. Prevedo un' immane figura di merda.Una prece, per Giove.
sempreinbilico
martedì, novembre 14, 2006, ore 09:21
" Ragazzi, non esiste più la strutturazione fordista del lavoro. Non contano la competenza, l' esperienza, la capacità di analisi. No. al lavoratore contemporaneo si richiede capacità di relazione, intuito, spigliatezza nei contatti interpersonali. Bisogna esserere abililissimi a trovare soluzioni rapide. E geniali. L' impiegato che non riesce ad adeguarsi si sente giudicato non sulla base delle sue capacità professionali, ma come persona. Questo genera ansia e un forte senso di inadeguatezza. Leggetevi Caos Calmo di Veronesi che questo concetto lo spiega benissimo... ".
Perfetto. Ho sbattuto la testa sul banco. Già mi vedo, alla seconda settimana di lavoro a tagliarmi le vene nel bagno di qualche multinazionale. Mi sento inadeguata adesso, immaginatevi catapultata in un mondo del lavoro che sembra un aperitivo tra pr. E chi si ferma è perduto. Io sono più cervellotica che fulminea, se ho un dono è quello dell' analisi, non della sintesi, Cristo santo.
Comunque ho seguito il consiglio del prof e Caos Calmo lo sto leggendo davvero. Volevo utilizzarlo come concept per il soggetto di fiction che bisogna presentare alla fine del corso, ma è pieno di flashback e ha una struttura evocativa, con la memoria del protagonista che va sempre più a ritroso nel tempo che non saprei come rendere. Che poi, detto tra noi, la qui digitante non ha mai scritto un soggetto per la televisione e non sa neanche da che parte si comincia. Ma, frenesia post capitalista permettendo, ce la faremo...
( Gloria sospira e va in biblioteca a cercarsi un prontuario di sceneggiatura).
sempreinbilico
lunedì, novembre 13, 2006, ore 09:57
"Chi sei tu per aver osato pubblicare il tuo blog?"
L' angoscia non mi concede tregua e la mediocrità è senza scampo.
Come quando ho baciato l' Innominabile : come mi sono permessa ?
Se mi additteranno per strada gridandomi : " Idiota!" non c' è dubbio che me lo sarò meritata.
Ma ancora più giusto sarebbe sparire nel nulla, senza lasciare traccia sulla carta o sul cuore.
Espierò tacendo.
Hybris.
sempreinbilico
mercoledì, novembre 08, 2006, ore 11:23
Watashi no koto daisuki ?
Avete mai spiegato a un giapponese il significato dell’ espressione : “ Ti voglio bene “ ?
Rina che è un’ Erasmus made in Japan la traduceva con : “ I want you “. Immaginate la vostra affezionatissima con il suo traballante inglese spiegare che no : “ It’ s not a sex thing “.
E poi partire in quarta con un esplosivo cocktail semantico sintattico.
Prendo un foglio bianco e ci scrivo sopra Volere bene a qualcuno / qualcosa. Siccome le metafore sono notoriamente incisive ho provato a spiegarle che : “ Quando pensi alle persone a cui vuoi bene il tuo cuore sorride. Your heart smile. Ci si prende cura di loro. Take care “.
Deve aver funzionato perché Rina annuiva seria ma convinta : “ Capisco, capisco “.
Quando si concentra ha un’ espressione da lottatore di sumo. E deve farlo spesso perché la sto aiutando a studiare storia dell’ arte moderna.
” Leonarda da Vinci was born in 1452 . Ripeti. Millequattrocentocinquantadue. “.
La nippoca però mi sopravvaluta : “ … Come farei se non ci fossi tu “.
Rebu e Hogdkin senza di me ce la fanno benissimo.
Il primo che se torno o non torno per lui è ininfluente, l’ altro che, vossignoria illustrissima, manco mi risponde agli sms. Così mi ritrovo a fumare, scrivere messaggi kamikaze all’ Innominabile e ingozzarmi di Pringles.
Sono diventata dipendente. Ci dev’ essere qualcosa dentro che causa assuefazione.
La prima cosa che mi ha colpito sono state le dimensioni. A differenza delle altre patatine le Prinles sono tutte della stessa grandezza.
Ho formulato le mie riflessioni ad alta voce : “ Pahola, ma secondo te affettano solo la parte centrale della patata ? E il resto ? Lo buttano via ? “.
E’ scoppiata a ridermi in faccia.
E tra qualche ora la sottoscritta, l’ unico essere umano abbastanza ingenuo da credere che le Pringles siano patate affettate ha un esame di sociologia dei media, scritta.
Rina si è sforzata di farmi l’ in bocca al lupo in italiano.
In culo alla balena ha subito inquietanti metamorfosi e si è trasformato in “ In kulo alla Valeria “.
Ma quello che conta è il pensiero, no ?
sempreinbilico
mercoledì, novembre 01, 2006, ore 17:26
Mi hanno fatto notare che non scrivo quasi mai della Pahola. E' così presa dalla stesura della sua tesi che ho paura di disturbarla anche solo nominandola, eventualità che mi riempie di angoscia dal momento che credo di romperle già abbastanza il kazzo quando busso alla porta di una Pahola ancora addormentata ed esordisco con un : " Buongiorno, mi allacci le scarpe per favore ? ".
E' una delle persone a cui tengo di più in assoluto ma non posso fare a meno di domandarmi, almeno a livello astratto, quanto la dipendenza logistica dagli altri possa influire in un rapporto.
Sarebbe stato diverso tra me e mia madre se non mi avesse allacciato le scarpe per ventitrè anni ?
Saremmo ancora amiche io e Deneb, avremmo potuto metterci insieme io e l' Innominabile se non gli avessi mai domandato di aiutarmi a scendere le scale ?
Tempo fa qualcuno mi ha detto che il timore di una persona sana è quello di instaurare un legame con una persona che è sempre in stato di bisogno. Uno allunga un dito e il mongospastiko di turno si prende tutto il braccio. Mesi dopo quella stessa persona rifletteva : " Sai Glò, perchè alla fine credo che siamo tutti un po' handy nei rapporti... ".
Necessitiamo tutti di qualcuno. Ma che pretesa ho io di affetto quando devo già farmi tagliare tutti i giorni la carne nel piatto ?
Soundtrack : "Confusione", Lucio Battisti.
sempreinbilico