sabato, marzo 10, 2007, ore 15:53

L' eterno ritorno dell' uguale non favorisce la mia  immaginazione
sempreinbilico
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categoria : io
venerdì, marzo 02, 2007, ore 10:58
Si scrive poco, ultimamente. Ma si legge con furia. E viene redatta qualche occasionale recensione.


Bisogna avvicinarsi con estrema cautela a – Reduce – di Giovanni Lindo Ferretti. Un breve libretto, un pamphlet poetico di 120 pagine non privo di fascino. Racchiude il carisma del poeta-mistico-vate che chi ha seguito l’ autore nelle sue peregrinazioni musicali, spirituali e mondane ben conosce. Ma è anche un un’ opera estremamente complessa. Per certi versi mi ha ricordato gli aforismi di Nietzsche. E come gli aforismi di Nietzsche sarebbe riduttivo e fuorviante tentare di darne una lettura prevalentemente politica, malgrado l’ autore stesso sembri più volte incoraggiare a farlo. ”A me m’ ha rovinato il Sessantotto“ recita un verso alla fine del libro che ha la stessa potenza del celeberrimo “ Conforme a chi? Conforme a cosa “ ai tempi   dei CCCP.
Ora Giovanni Lindo sembra, se non rinnegare, almeno prendere le distanze da quello che è stato il suo passato di punk ostentatamente d’ avanguardia. Tuttavia io credo che ci sia una sorta di continuità tra il Giovanni Lindo dei volantini in cui scriveva : “ Il punk è morto. Il punk non è ancora nato. Lunga vita al punk “ e quello che trascrive i testi delle preghiere in latino. Perché le invocazioni in latino erano già in album dei CCCP inciso negli anni ’80. Socialismo e barbarie contiene Libera me domine, in cui il cantante salmodiava sulle note di un organo.
Così come l’ avversione per una certa superficialità degli esponenti del Movimento è stata sempre presente in Giovanni Lindo, dai tempi in cui lavorava come operatore psichiatrico: “Tutti facevano le sedute di autocoscienza e dicevano quanto stavo male. Io vedevo la gente che fuori di testa lo era davvero”.
Molti interpretano il titolo in chiave politica, ma trattandosi di un’ autobiografia in forma letteraria e poetica sarebbe rischioso interpretarlo come una folgorazione sulla via di Damasco. Perché Lindo Ferretti cattolico lo è sempre stato, anche nei suoi periodi più inquieti. “ Andavo a messa tutti i giorni “ aveva dichiarato riferendosi al periodo immediatamente precedente lo scioglimento dei CCCP.
Non sfugge di certo, al lettore attento che la lettura reazionaria che l’ artista propone di sé stesso è una provocazione che spinge il lettore a riflettere. Sul senso della vita, in modo profondo, cercando di riavvicinare chi legge alla sacralità dell’ esistenza. Lancia una provocazione che trascende la provocazione stessa. Un mio docente aveva fatto una cosa simile a lezione: “ Cosa succede se la parola Dio viene stampata nei dizionari con la lettera minuscola ? E se la parola dattero precede la parola dio come si può cogliere quali sono le cose davvero significative ? “.
 A suo modo il cantante di Cerreto è sempre stato un reduce. Sopravvissuto a tutte le mode culturali e le pose intellettuali: loro sono morte e lui è ancora vivo. A pungolarsi e a pungolarci con la sua onestà intellettuale a volte scomoda ma necessaria. E che nessuno si azzardi a strumentalizzarlo.
 
Di Lindo Ferretti bisogna sforzarsi di cogliere lo spirito, non la lettera. Chiuso Reduce mi sono avvicinata – mossa da timore reverenziale – alle 1211 pagine di Anna Karenina. E’ consolante. Ho precedenti illustri nella vivisezione dei sentimenti umani.
Quanto a me scrivo meno non perché non abbia tempo per farlo o niente da dire. Soltanto che negli ultimi due mesi per la prima volta mi sono accorta che per quanto si sia dotati dal punto di vista espressivo ci sono cose che trascendono la comunicazione verbale. Meno di cento giorni fa ero ancora assolutamente convinta che se fossi diventata impeccabile a scrivere o a parlare avrei potuto esprimere in modo perfetto qualsiasi cosa. Ma ci sono sensazioni davanti alle quali, se si è intellettualmente onesti, bisogna fare un passo indietro. O sei Dovstoievskij oppure vivi quello che ti succede senza descriverlo.
Vi siete mai ritrovati a fissare qualcuno negli occhi in silenzio come se fosse una prova di forza a chi dei due abbassava lo sguardo per primo?
Per me è la prima volta: quando ci siamo incontrati l’ Innominabile aveva girato gli occhi da un'altra parte.
La semantica che esprime tutto questo io devo ancora mettermi a cercarla. Ma sinceramente, adesso non è determinante.
sempreinbilico