In questi giorni tutto si è rivelato un susseguirsi di coincidenze curiose. Tutte le strade portano in Polonia da una settimana a questa parte.Prima Kieslowski e l’ altro ieri la storia che mi ha raccontato Aga, che, appunto è polacca. Non mi ha detto il nome della ragazza, mi ha detto solo che si tratta della sorella del suo parroco. Quindi, la chiameremo Olga, semplicemente perché mi suona abbastanza sovietico.
Olga è bellissima. Ha studiato, ha lavorato all’ estero e così ha messo da parte un po’ di soldi con cui è riuscita a comprarsi la casa. Doveva sposarsi. Poi ha scoperto di avere un tumore che le ha intaccato la gamba. Ha corso il rischio di perdere l’ arto ma se l’ è cavata con una protesi al ginocchio. Però ha dovuto rassegnarsi a zoppicare un po’ ?
E che sarà mai ? Avrebbe potuto morire. Avrebbe potuto perdere la gamba. Ma per il suo fidanzato è stato un motivo sufficiente per lasciarla.
” Io non sopporto che tu sia sempre un passo dietro a me “ le ha confessato il fidanzato.
Di questi tempi è giudicato sconveniente giudicare male il pover’ uomo., perché è troppo facile emettere sentenze. Al contrario, dicono, bisogna apprezzarne la sincerità. Nell’ epoca dei reality show è tutto. Niente può permettersi di varcare la soglia della sincerità. E’ sufficiente dichiarare (sinceramente, ovvio) di avere paura, di non sentirsi pronti e si viene automaticamente esonerati da qualsiasi etica, qualsiasi impegno, qualsiasi responsabilità nei rapporti umani.
Ora, Dio mi guardi bene dal considerare il baldo giovanotto polacco uno stronzo senza rimedio.
Ma… non giudicare non significa giustificare. Perché questo discorso non affonda le sue radici nella speculazione filosofica astratta: ai rami della faccenda sta appesa una ragazza con il suo ginocchio di plastica.Immaginiamocela appesa al ramo per la caviglia, a testa in giù mentre le lacrime bagnano per terra. Il suo è un dolore composto, trattenuto, quasi meccanico. A poca distanza dall’ albero dell’ etica una piccola folla polacca attornia il suo fidanzato con il viso contratto da una smorfia di disappunto. Sono gente fredda e di poche parole abitualmente i polacchi. Qualcuno di loro però si fa coraggio e avvicinatosi gli batte una mano sulla spalla a rincuorarlo.
“ Non sentirti in colpa “ lo rassicurano e prendendolo sotto braccio lo conducono via. Olga resta lì, a dondolare sull’ albero. Ha un fratello prete che qualche volta la va a trovare.Prima innaffia le radici dell’ albero dell’ etica mormorando una preghiera incomprensibile. Poi appoggia una scala sul tronco dell’ albero e sale su, fino a raggiungere il volto della sorella. Allora estrae un grande fazzoletto bianco dalla tasca e le asciuga il volto. Si dispiace di non poter fare moltro altro e stringe con delicatezza la mano della sorella prima di tornare alla propria parrocchia, tra gli anonimi caseggiati in stile sovietico. Il fazzoletto deve ha raccolto le lacrime della sorella lo ripone nel vano dell’ inginocchiatoio davanti al confessionale dove i fedeli vanno a confessargli i propri peccati e a sussurrargli le proprie angustie. Le donne, specie quelle meno giovani, sono ancora solite annodarsi un velo sul capo prima di entrare in chiesa. Quando un ciuffo di capelli spunta sulla fronte della pentente, il sacerdote, di cui non conosciamo il nome, ripensa alla chioma bionda della sorella, che gli ricorda tanto quella di Julie Delpy in Film Bianco. “Perdonare il cognato mancato ?” E’ un sacerdote, ci si aspetta questo da lui.”Tuttavia “ si ritrova a pensare “ il perdono è preceduto dalla presa di coscienza dell’ errore. Quindi “ riflette “il non – perdono mi è lecito “. Di più non gli è consentito fare. Prega molto, questo sì. E quando chiuso nel confessionale abbassa lo sguardo verso l’ inginocchiatoio, appoggiati al pianto della sorella i peccati e le colpe dei suoi parrocchiani gli sembrano più leggeri. E avverte , a volte con amarezza altre con sollievo, che è a partire da quelle ginocchia piegate su quel pianto nascosto che ha origine la compassione.
Credits : Agneszka che mi ha raccontato lo spunto della storia. Kriztof Kieslowski per lo sviluppo.