mercoledì, luglio 18, 2007, ore 12:34
Settimana prossima, parto. Vado a Trieste. Certo non è Berlino, o il Portogallo ma sempre meglio che fare la profuga sentimentale con la testa sotto il cuscino. E anche saledalbuio chiude per un po'. No, niente muri questa volta. Stavolta non mi autopunisco. Cambio aria per un po', continuo a scrivere malgrado lo standard sarà inevitabilmente un po' più basso. Probabilmente anche monotematico. Ma se c' è anche solo una mezza possibilità che scrivere si riveli liberatorio lo faccio.
Non mi sentirò certo dire : " Che brava ".
Ma almeno avrò un' arma per difendermi dal sentimento di inutilità che incombe da tutte le parti.
Poi svuoterò quando la faccenda sarà chiusa e Skellington solo un ricordo svuoterò l' archivio e ricomincerò a postare alla solita url.
Conoscete Mordecai Richler ?
E' l' autore della Versione di Barney. I suoi libri migliori li ha scritti oltre la sessantina. E se per scrivere romanzi di ampie vedute devi varcare almeno la soglia dei quaranta sarei felice di arrivarci anch' io. Ora non è detto che oltrepassare la quarantina faccia automaticamente di me una scrittrice, a maggior ragione un' autrice dotata di ironia e brechtiano distacco. E' un' ipotesi.

«Figa, come kazzo ti esprimi ? Sembri la professoressa di stokazzorotto.
Parla come mangi!»
«Guarda che non mangio un kazzo. Se uno che parla come mangia non mangia deve stare zitto ?»
«..»

E nell' attesa di ricominciare a credere che i sogni non sempre degenerano in incubi e aspettando  di diventare la vostra scrittrice pulp preferita per un po' mi trasferisco qui
.
sempreinbilico
P.link commenti (15)commenti (15)(popup)
categoria :
martedì, luglio 17, 2007, ore 10:21
" No, ti prego, no, Nooooooooo".
Affondo la faccia nel cuscino. Le dita stringono i lembi del lenzuolo.
" Non farmi maleeeeeeeeeee.".
No, non mi hanno sodomizzata al riveglio. Era la zia Tecla che mi ha fatto un' iniezione di ricostituente.

Poi, ho sentito una bella canzone
Una scrollata tra un' istigazione al suicidio e l' altra. Ascoltatela anche voi. Vi chiedete chi è che canta? Si chiamano Ultimavera e sono amici miei. Indie rockers di provincia unitevi.
sempreinbilico
P.link commenti (2)commenti (2)(popup)
categoria : io
lunedì, luglio 16, 2007, ore 15:27
" Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
 e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino ".
                                                               Eugenio Montale, Satura Xenia II


Non c' è gusto a leggere una descrizione del vuoto di un altro e questo mi trattiene dallo scrivere.  Tanto più che oggi, sfogliando il blog mi sono imbattuta in una mail che non è mai stata inviata.Il destinatario era l' Innominabile, ma quelle stesse parle potrei tranquillamente inviarle a Skellington. Fa male, eccome. Io cresco, cambio, divento bella, forte e coraggiosa ( più o meno ). Loro, i maschietti scappano, scappano sempre, comunque e nonostante tutto. Sto facendo uno sforzo immane per reagire, senza soccombere e non si tratta di un percorso lineare, ve lo assicuro: un passo avanti e due indietro, due passi avanti e cento indietro. Per miss filantropia è difficile convincersi che perdonare non è la priorità. Prima butti fuori tutta la rabbia, il dolore, la delusione, poi ti rammendi come Sally di Nightmore Before Christmas. E poi, se ne hai ancora il tempo e la voglia perdoni. Ma non giustificarlo : non fosse  che per rispetto verso l' amore che hai provato.  Ne verrò fuori, e scriverò le cose meravigliose di me ( sì, sì sto tentando di autoconvicermi ) che ho tirato fuori in questa faccenda: di come ho imparato a truccarmi con una mano sola o a lenire l' ansia di qualcuno che non sono io. E muoversi con circospezione e delicatezza, un centrimetro alla volta per arrivare al cuore della persona che ami. Un giorno i suoi silenzi, la sua paura e le sua brutalità spacciata per sincerità saranno un ricordo. Lontano. E non faranno più male.
Un po' come quando un paio di mesi fa ho risentito l' Innominabile al telefono.
" ... E guarda che per me non sei mai stato un oggetto da possedere " ho mormorato. Da quanto non provavo un sollievo così ?
" Non me ne sono mai andato " fa lui.
" Ah, davvero ? "
E non rispondere più al telefono, bloccarmi su Messenger, non cercarmi nemmeno una volta come lo chiami ?  Una vacanza da me di qualche migliaio di giorni ?
Pensavo, e sono stata in silenzio. Non c' era alcun motivo di dirglielo. Ci ho messo due anni per uscirne ma infine è passata. Per ricaderci di nuovo, forse, dal momento che la mattina quando apro gli occhi proprio è inevitabile che mi trovi un pochino smarrita. Sopratutto se ho appena sognato di accarezzargli la testa. Sniff sniff.
sempreinbilico
P.link commenti (3)commenti (3)(popup)
categoria : io
sabato, luglio 14, 2007, ore 14:28
Fuga o [vc.  dotta lat. fuga(m) da fugere ‘fuggire’:av.1292 ] s.f. 1 Rapido allontanamento da un luogo o da una situazione per paura di sottrarsi a un danno, un pericolo e sim: f. generale, precipitosa, salvarsi con la f. del nemico,la f.da me…

Se qualcuno conosce un sinonimo meno dolente da pronunciare del vocabolo soprastante, lo aggiunga un commento qui sotto. Yeah.
Grazie.

Soundtrack: Blackout, Mistonocivo.

sempreinbilico
P.link commenti (10)commenti (10)(popup)
categoria : io
sabato, luglio 07, 2007, ore 15:11
Gloria scrive :
Hodkin accenditi una sigaretta, per favore.

Questo succedeva un anno fa, praticamente un' altra vita.
" Il fumo provoca il cancro ". " Il fumo causa malattie cardiovascolari ". " Donne incinte, il fumo nuoce alla salute del vostro bambino ". Su ogni pacchetto di sigarette ci sono questi avvisi che assomigliano ad annunci mortuari. Però c' è una cosa che non dicono. Che, il fumo previene il Parkinson. Quindi mettiamola così, non dite che ho iniziato a fumare, che suona brutto. Diciamo che occasionalmente mi capita di dare un contributo alla prevenzione delle malattie neurodegenerative e di fare qualche tiro. In realtà non mi piace neanche tanto, e poi nemmeno aspiro. Però mi piace gesticolare con la sigaretta in mano. Passatempo stupido per chi ha una mano sola tenerla occupata con una Marlboro. L' altra, la mano sòla, la mano fuffa sembra che osservi la mancina con invidia: ha delle belle dita. Se lo scoprono i miei, che la loro figlia ipocondriaca ha iniziato a fumare,mi ammazzano, sopratutto mio padre che ho costretto a smettere qualche hanno fa perchè temevo di morire di tumore.

Soundtrack: Réclame,
Baustelle.
sempreinbilico
P.link commenti (2)commenti (2)(popup)
categoria : io
venerdì, luglio 06, 2007, ore 17:37
Fu nel momento in cui  la strizzacervelli senza parole si alzò in piedi e la abbracciò, venendo meno alla deontologia professionale che comprese di l' imbarazzante situazione in cui si trovava : mettere a tacere una professionista pagata per dare consigli.  La stessa sensazione l' aveva provata quando un conoscente agnostico aveva confessato di pregare ogni sera per lei.
sempreinbilico
giovedì, luglio 05, 2007, ore 16:46
Per provare a uscirne ho pensato di provare il metodo allopatico per la ricomposizione degli squilibri. I  filosofi pitagorici e Platone l' avevano teorizzato a proposito della musica ma si rivela applicabile anche ai libri e ai film. Si tratta di insufflare nella psiche un umore opposto a quello dominante in quel momento. Ad esempio musica malinconica e lenta quando ci si sente iperattivi. Viceversa, nel mio caso prevede che ascolti ripetutamente l' ultimo di Tiziano Ferro.
Siete mai entrati in una libreria chiedendo un libro divertente ?
Probabilmente la libraia  vi guarderà stranito. E voi un po' in imbarazzo gli spiegate : " Ma sì, un romanzo esilarante, tipo La versione di Barney ". In quel momento potete avvertire l' odio su di voi. No, non gli avete chiesto un libro meraviglioso, un capolavoro della letteratura in grado di cambiarvi la vita. In quel caso avrebbe potuto sciorinarvi una serie pressochè illimitata di titoli.  Gli avete chiesto qualcosa che faccia ridere. A quel punto vi sentite quasi in obbligo di giustificarvi e se il pudore non vi trattenesse gli avreste già spiegato che voi ci avrete provato a leggere La morte di Ivan Il' ic di Tolstoj - del resto Anna Karenina l' avete apprezzato sul serio - ma davvero non siete dell' umore adatto per reggere la descrizione dettagliata dei pori sull' epidermide di un cadavere. La povera donna deve avere intuito qualcosa e vi elargisce uno sguardo carico di compassione prima di mettersi a fruguare tra gli scaffali. Esitante allunga un libro di tal Pablo Tusset, Il meglio che possa capitare a una brioche, il cui cinismo del protagonista ha avuto il merito di tenermi compagnia per almeno un paio di sere nere. Poi è toccato a Olive comprese di Andrea Vitali che mi ha prestato la Pahola, un' esperta della letteratura da diporto. Per le letture future si accettano consigli. Più che una richiesta la mia è una sfida, alla ricerca dell' ago nel pagliaio poichè a quanto pare tutti i grandi libri, i classici almeno ( con l' eccezione dell' Orlando Furioso ) sono irrimediabilmente dei gran segaioli.
sempreinbilico
mercoledì, luglio 04, 2007, ore 10:06

Come sopravvivere a un ventisette

ovvero

alla goccia che fa traboccare il vaso


L' esame non è andato bene come speravo, ma la prof ha segnato il voto sul libretto prima che potessi rifiutarlo. "E' naturale ,donna, che non ti sia andato sfavillante. Stai attraversando un brutto periodo. Passerà". si premura di comunicare la mia coscienza." Adesso torna a casa. Chiudi la stanza, asciugati gli occhi, soffiati il naso, fai un bel respiro e avviati in stazione a prendere il treno, con calma. E sopratutto stai tranquilla, capito ?".

Soundtrack: La crisi, Bluvertigo.

sempreinbilico
P.link commenti (3)commenti (3)(popup)
categoria : io
martedì, luglio 03, 2007, ore 21:32

sempreinbilico
P.link commenti (1)commenti (1)(popup)
categoria :
domenica, luglio 01, 2007, ore 18:41
In questi giorni tutto si è rivelato un susseguirsi di coincidenze curiose. Tutte le strade portano in Polonia da una settimana a questa parte.Prima Kieslowski e l’ altro ieri la storia che mi ha raccontato Aga, che, appunto è polacca. Non mi ha detto il nome della ragazza, mi ha detto solo che si tratta della sorella del suo parroco. Quindi, la chiameremo Olga, semplicemente perché mi suona abbastanza sovietico.
Olga è bellissima. Ha studiato, ha lavorato all’ estero e così ha messo da parte un po’ di soldi con cui è riuscita a comprarsi la casa. Doveva sposarsi. Poi ha scoperto di avere un tumore che le ha intaccato la gamba. Ha corso il rischio di perdere l’ arto ma se l’ è cavata con una protesi al ginocchio. Però ha dovuto rassegnarsi a zoppicare un po’ ?
E che sarà mai ? Avrebbe potuto morire. Avrebbe potuto perdere la gamba. Ma per il suo fidanzato è stato un motivo sufficiente per lasciarla.
” Io non sopporto che tu sia sempre un passo dietro a me “ le ha confessato il fidanzato.
Di questi tempi è giudicato sconveniente giudicare male il pover’ uomo., perché è troppo facile emettere sentenze. Al contrario, dicono, bisogna apprezzarne la sincerità. Nell’ epoca dei reality show è tutto. Niente può permettersi di varcare la soglia della sincerità. E’ sufficiente dichiarare (sinceramente, ovvio) di avere paura, di non sentirsi pronti e si viene automaticamente esonerati da qualsiasi etica, qualsiasi impegno, qualsiasi responsabilità nei rapporti umani.
Ora, Dio mi guardi bene dal considerare il baldo giovanotto polacco uno stronzo senza rimedio.
Ma… non giudicare non significa giustificare. Perché questo discorso non affonda le sue radici nella speculazione filosofica astratta: ai rami della faccenda sta appesa una ragazza con il suo ginocchio di plastica.Immaginiamocela appesa al ramo per la caviglia, a testa in giù mentre le lacrime bagnano per terra. Il suo è un dolore composto, trattenuto, quasi meccanico. A poca distanza dall’ albero dell’ etica una piccola folla polacca attornia il suo fidanzato con il viso contratto da una smorfia di disappunto. Sono gente fredda e di poche parole abitualmente i polacchi. Qualcuno di loro però si fa coraggio e avvicinatosi gli batte una mano sulla spalla a rincuorarlo.
“ Non sentirti in colpa “ lo rassicurano e prendendolo sotto braccio lo conducono via. Olga resta lì, a dondolare sull’ albero. Ha un fratello prete che qualche volta la va a trovare.Prima innaffia le radici dell’ albero dell’ etica mormorando una preghiera incomprensibile. Poi appoggia una scala sul tronco dell’ albero e sale su, fino a raggiungere il volto della sorella. Allora estrae un grande fazzoletto bianco dalla tasca e le asciuga il volto. Si dispiace di non poter fare moltro altro e stringe con delicatezza la mano della sorella prima di tornare alla propria parrocchia, tra gli anonimi caseggiati in stile sovietico. Il fazzoletto deve ha raccolto le lacrime della sorella lo ripone nel vano dell’ inginocchiatoio davanti al confessionale dove i fedeli vanno a confessargli i propri peccati e a sussurrargli le proprie angustie. Le donne, specie quelle meno giovani, sono ancora solite annodarsi un velo sul capo prima di entrare in chiesa. Quando un ciuffo di capelli spunta sulla fronte della pentente, il sacerdote, di cui non conosciamo il nome, ripensa alla chioma bionda della sorella, che gli ricorda tanto quella di Julie Delpy in Film Bianco. “Perdonare il cognato mancato ?” E’ un sacerdote, ci si aspetta questo da lui.”Tuttavia “ si ritrova a pensare “ il perdono è preceduto dalla presa di coscienza dell’ errore. Quindi “ riflette “il non – perdono mi è lecito “. Di più non gli è consentito fare. Prega molto, questo sì. E quando chiuso nel confessionale abbassa lo sguardo verso l’ inginocchiatoio, appoggiati al pianto della sorella i peccati e le colpe dei suoi parrocchiani gli sembrano più leggeri. E avverte , a volte con amarezza altre con sollievo, che è a partire da quelle ginocchia piegate su quel pianto nascosto che ha origine la compassione.
 
Credits : Agneszka che mi ha raccontato lo spunto della storia. Kriztof Kieslowski per lo sviluppo.
sempreinbilico