giovedì, luglio 05, 2007, ore 16:46
Per provare a uscirne ho pensato di provare il metodo allopatico per la ricomposizione degli squilibri. I  filosofi pitagorici e Platone l' avevano teorizzato a proposito della musica ma si rivela applicabile anche ai libri e ai film. Si tratta di insufflare nella psiche un umore opposto a quello dominante in quel momento. Ad esempio musica malinconica e lenta quando ci si sente iperattivi. Viceversa, nel mio caso prevede che ascolti ripetutamente l' ultimo di Tiziano Ferro.
Siete mai entrati in una libreria chiedendo un libro divertente ?
Probabilmente la libraia  vi guarderà stranito. E voi un po' in imbarazzo gli spiegate : " Ma sì, un romanzo esilarante, tipo La versione di Barney ". In quel momento potete avvertire l' odio su di voi. No, non gli avete chiesto un libro meraviglioso, un capolavoro della letteratura in grado di cambiarvi la vita. In quel caso avrebbe potuto sciorinarvi una serie pressochè illimitata di titoli.  Gli avete chiesto qualcosa che faccia ridere. A quel punto vi sentite quasi in obbligo di giustificarvi e se il pudore non vi trattenesse gli avreste già spiegato che voi ci avrete provato a leggere La morte di Ivan Il' ic di Tolstoj - del resto Anna Karenina l' avete apprezzato sul serio - ma davvero non siete dell' umore adatto per reggere la descrizione dettagliata dei pori sull' epidermide di un cadavere. La povera donna deve avere intuito qualcosa e vi elargisce uno sguardo carico di compassione prima di mettersi a fruguare tra gli scaffali. Esitante allunga un libro di tal Pablo Tusset, Il meglio che possa capitare a una brioche, il cui cinismo del protagonista ha avuto il merito di tenermi compagnia per almeno un paio di sere nere. Poi è toccato a Olive comprese di Andrea Vitali che mi ha prestato la Pahola, un' esperta della letteratura da diporto. Per le letture future si accettano consigli. Più che una richiesta la mia è una sfida, alla ricerca dell' ago nel pagliaio poichè a quanto pare tutti i grandi libri, i classici almeno ( con l' eccezione dell' Orlando Furioso ) sono irrimediabilmente dei gran segaioli.
sempreinbilico
venerdì, marzo 02, 2007, ore 10:58
Si scrive poco, ultimamente. Ma si legge con furia. E viene redatta qualche occasionale recensione.


Bisogna avvicinarsi con estrema cautela a – Reduce – di Giovanni Lindo Ferretti. Un breve libretto, un pamphlet poetico di 120 pagine non privo di fascino. Racchiude il carisma del poeta-mistico-vate che chi ha seguito l’ autore nelle sue peregrinazioni musicali, spirituali e mondane ben conosce. Ma è anche un un’ opera estremamente complessa. Per certi versi mi ha ricordato gli aforismi di Nietzsche. E come gli aforismi di Nietzsche sarebbe riduttivo e fuorviante tentare di darne una lettura prevalentemente politica, malgrado l’ autore stesso sembri più volte incoraggiare a farlo. ”A me m’ ha rovinato il Sessantotto“ recita un verso alla fine del libro che ha la stessa potenza del celeberrimo “ Conforme a chi? Conforme a cosa “ ai tempi   dei CCCP.
Ora Giovanni Lindo sembra, se non rinnegare, almeno prendere le distanze da quello che è stato il suo passato di punk ostentatamente d’ avanguardia. Tuttavia io credo che ci sia una sorta di continuità tra il Giovanni Lindo dei volantini in cui scriveva : “ Il punk è morto. Il punk non è ancora nato. Lunga vita al punk “ e quello che trascrive i testi delle preghiere in latino. Perché le invocazioni in latino erano già in album dei CCCP inciso negli anni ’80. Socialismo e barbarie contiene Libera me domine, in cui il cantante salmodiava sulle note di un organo.
Così come l’ avversione per una certa superficialità degli esponenti del Movimento è stata sempre presente in Giovanni Lindo, dai tempi in cui lavorava come operatore psichiatrico: “Tutti facevano le sedute di autocoscienza e dicevano quanto stavo male. Io vedevo la gente che fuori di testa lo era davvero”.
Molti interpretano il titolo in chiave politica, ma trattandosi di un’ autobiografia in forma letteraria e poetica sarebbe rischioso interpretarlo come una folgorazione sulla via di Damasco. Perché Lindo Ferretti cattolico lo è sempre stato, anche nei suoi periodi più inquieti. “ Andavo a messa tutti i giorni “ aveva dichiarato riferendosi al periodo immediatamente precedente lo scioglimento dei CCCP.
Non sfugge di certo, al lettore attento che la lettura reazionaria che l’ artista propone di sé stesso è una provocazione che spinge il lettore a riflettere. Sul senso della vita, in modo profondo, cercando di riavvicinare chi legge alla sacralità dell’ esistenza. Lancia una provocazione che trascende la provocazione stessa. Un mio docente aveva fatto una cosa simile a lezione: “ Cosa succede se la parola Dio viene stampata nei dizionari con la lettera minuscola ? E se la parola dattero precede la parola dio come si può cogliere quali sono le cose davvero significative ? “.
 A suo modo il cantante di Cerreto è sempre stato un reduce. Sopravvissuto a tutte le mode culturali e le pose intellettuali: loro sono morte e lui è ancora vivo. A pungolarsi e a pungolarci con la sua onestà intellettuale a volte scomoda ma necessaria. E che nessuno si azzardi a strumentalizzarlo.
 
Di Lindo Ferretti bisogna sforzarsi di cogliere lo spirito, non la lettera. Chiuso Reduce mi sono avvicinata – mossa da timore reverenziale – alle 1211 pagine di Anna Karenina. E’ consolante. Ho precedenti illustri nella vivisezione dei sentimenti umani.
Quanto a me scrivo meno non perché non abbia tempo per farlo o niente da dire. Soltanto che negli ultimi due mesi per la prima volta mi sono accorta che per quanto si sia dotati dal punto di vista espressivo ci sono cose che trascendono la comunicazione verbale. Meno di cento giorni fa ero ancora assolutamente convinta che se fossi diventata impeccabile a scrivere o a parlare avrei potuto esprimere in modo perfetto qualsiasi cosa. Ma ci sono sensazioni davanti alle quali, se si è intellettualmente onesti, bisogna fare un passo indietro. O sei Dovstoievskij oppure vivi quello che ti succede senza descriverlo.
Vi siete mai ritrovati a fissare qualcuno negli occhi in silenzio come se fosse una prova di forza a chi dei due abbassava lo sguardo per primo?
Per me è la prima volta: quando ci siamo incontrati l’ Innominabile aveva girato gli occhi da un'altra parte.
La semantica che esprime tutto questo io devo ancora mettermi a cercarla. Ma sinceramente, adesso non è determinante.
sempreinbilico
giovedì, febbraio 22, 2007, ore 17:32
"...Siamo fatti così:
confusi e fragili
è il vento, Perdita,
che ci rende nervosi.
Ci sentiamo così:
siamo tutti madame Bovary "
                                      - Santo Niente -

E poi ho letto. Ho letto instancabilmente per giorni interi. In meno di quarantotto ore ho finito L' angelo di fuoco di Valerj Brujosov, 441 pagine di romanzo storico. E tutto quello che ha pubblicato Salvatore Niffoi, ovviamente. Il postino di Piracherfa, Cristolu, La sesta ora,Il viaggio degli inganni e Ritorno a Baraule. Il viaggio degli inganni sono anche riuscita a farmelo autografare. Niffoi sono andata a vederlo alla presentazione del suo ultimo libro alla Feltrinelli di Corso Vercelli. Lui sì che è un genio. Ha raccontato di aver scritto il primo racconto a nove anni. Gliel' ha acquistato sua madre. Dopo averlo letto ed essersi complimentata con lui lo ha gettato nel fuoco " perchè è bellissimo e sovversivo ".
A quindici anni leggeva Tolstoj e Balzac: come i personaggi dei suoi libri. Anche Mintonia Saviccu e il protagonista del Viaggio degli inganni riescono a redimersi attraverso la parola. Leggendo e raccontando.
" Perchè ogni cosa che facciamo, ogni viaggio che intraprendiamo, li iniziamo per raccontarli a qualcuno ", come sosteneva un aforisma di Pascal.
" Raccontami qualcosa " domando al libro mentre apro le pagine.
E lui inizia a snodare una stroria. E io mi appago della storia che qualcuno inizia a raccontare per me, finalmente in silenzio.
sempreinbilico
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categoria : io , a cellulare spento
domenica, dicembre 31, 2006, ore 13:50

Ecco una colonna sonora che rende degno di nota l' ultimo pianto dell' anno. Cin cin.

Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano

sempreinbilico
mercoledì, ottobre 18, 2006, ore 09:22



Cara autostima,
come stai oggi ?


Non tutti  nevrotici sono scrittori, ma a quanto pare tutti gli scrittori sono nevrotici. Io non sono una scrittrice, ma di sicuro sono nevrotica, quindi ho più probabilità di una persona sana di mente di diventarlo. Considerando poi che la mia mente insana alberga in un corpo altrettanto insano le probabilità di riuscire a diventarlo aumentano, almeno in linea teorica, a livello esponenziale.
A sostegno di questa ipotesi ieri mi ritrovo nella casella mail il messaggio di una certa Alessandra che lavora per la casa editrice per la quale uscirà l' opera prima della sottoscritta, che mi ha invitato a una presentazione del libercolo al Leonka.
Presentazione un kazzo. Il mio sistema nervoso diserterebbe.
Poichè sono un' aspirante scittrice e a non ho velleità da palcoscenico ho gentilmente declinato l'  invito.
Solo il pensiero di alzare la mano e intervenire a lezione basta a farmi sudare freddo.
Con i miei compagni di corso mi trovo ancora abbastanza a disagio.  La settimana scorsa un docente ci ha portato a visitare la sede di un' importante radio italiana. Struttura nuovissima, archittettura futuristica ma scale, gradini, scalette a chiocciola come non ricordo di aver mai visto.
Un paio di volte sono inciampata e ho rischiato di cadere.
Un compagno di corso  si avvicina:
"Ma non ti girano mai i koglioni?".
... Secondo te? 

sempreinbilico
sabato, settembre 23, 2006, ore 15:25

( Nervi ) tesi X

La volubile divinità che presiede alle discussioni delle tesi di laurea lunedì prossimo me la farà certamente pagare, sputare sangue e mangiare merda. Sto facendo un kazzo in questi giorni, a parte chiedermi : " Lo scrivo o no all' Innominabile di leggere La vedova scalza di Salvatore Niffoi ? ". Magari gli mando l' sms , poi lui fraintende si convince che voglio solo graffiargli i koglioni e mi risponde qualche stronzata di quelle raggelanti che ti fanno morire le parole in bocca, tipo l' ultima volta che ci siamo sentiti.

" Ciao Gloria, come va? ".
" Va ".
" Bene o male? ".
" Va affanculo ".
" Ma ci sono posti migliori che andare affanculo ".
" Tipo? ".
"... ".
" TIPO? ".
" Tipo a bersi una birretta
".

E' triste. Però La vedova scalza avrei proprio voluto consigliarglielo, sono sicura che gli sarebbe piaciuto moltissimo. E' proprio un capolavoro ha il fascino cupo e arcaico di una tragedia greca. Sicuramente una delle cose migliori che ho letto quest' anno, è scritto in un linguaggio arcaico, assomiglia un po' ai racconti di Verga solo che sull' italiano non si innesta il siciliano ma il sardo. L' autore fa il professore in provincia di Nuoro. Questo avvalora la mia recente teoria che uno scrittore come si deve dovrebbe avere una solida preparazione filologica, che ovviamente, manca alla sottoscritta. Se non mi accettano alla specialistica garantito che mi iscrivo a lettere.
sempreinbilico
mercoledì, agosto 23, 2006, ore 17:50

Vi ricordate la  morale di Big Fish ?Un uomo  può trasformarsi nelle storie che racconta. L' Orientalista non è un film di Tim Burton, ma una biografia documentatissima piena di vicende inverosimili. C' è anche una foto di una festa natalizia ebraico - mussulmana, per dire. " Azerbaigian " è diventato lo slogan di questi giorni. Sono troppo avvilita in questi giorni per riuscire a credere che un giorno vedrò davvero il Caucaso. Ma mi piace sognarlo perchè agli inizi del ' 900 sembra fosse un posto  tollerante e sincretico, pieno di storie surreali dove un petroliere ricchissimo può sposare una rivoluzionaria sovietica che ha contribuito a tirare fuori di prigione. Se qualcuno avrà la pazienza di leggere questa voluminosa biografia di Lev Naussimbaum aka Kurban Said aka Essaid Bey potreste ritrovarvi a pensare che l' identità di una persona alla fine non è altro che una questione di volontà. Oppure potreste convincervi che gli estremi finiscono sempre per assomigliarsi e che un esule russo poteva scappare terrorizzato da una squadra fascista scambiandola per un gruppo di comunisti. Mi ha fatto sorridere. Ma anche piangere. " Credo di non avere più niente da dire " sono state le ultime parole dello scrittore ammutolito  dalla malattia.
Scrivere è una fuga ma i dolori  sulla pelle corrono più veloci come dimostra non solo la vita degli intellettuali azeri, ma anche i recenti accadimenti di questi giorni a cui per ora non voglio pensare.
" Magari è normale. Però fa male ".
E chi ha orecchie per intendere intenda, gli altri distolgano lo sguardo, please.
sempreinbilico
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categoria : io , a cellulare spento
domenica, luglio 30, 2006, ore 17:05
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© Paz
 
sempreinbilico
mercoledì, luglio 05, 2006, ore 20:54
Può un libro mandarti in crisi ?
Un libro sicuramente sì. Ma non le note di copertina. Mi è bastato leggere la trama di " Attentato " di Amelie Nothomb, sabato pomeriggio, per provare un repentino e irrefrenabile desiderio di buttarmi nel cesso.
All' inizio quella frase " solo un mostro può dire che cos' è la bellezza "  sembrava assolutamente pertinente con la mia tesi ( che, a proposito, è arrivata a pagina sei ). Solo che io non ho più lo stomaco di una volta e la triste vicenda di un Elephant man che fa amicizia con una tipa che però lo respinge quando lui le dichiara di essersi innamorato di lei non la reggerei un' altra volta. Non riesco a leggerlo, non ce la faccio. Sono penosa, lo so benissimo ( e so che lo sapete anche voi ).
Invece che non riesco a smettere di leggere, malgrado  la mia mente sia assediata dall' ossessione della  tesi è " La vera storia di Johnny Lim " di Tash Aw, che ormai in piena crisi da deformazione professionale ho immediatamente riconosciuto come splendido esempio di romanzo post moderno capace di ricodificare un genere letterario come quello d' avventura e riempirlo di significati nuovi.
La Malesia, altro che Salgari. Waxface aveva parlato di lui una volta. " Salgari veniva pagato a parole. Quindi riempiva le sue storie di descrizioni naturali. Sono orribili " diceva "... Io però le trovo bellissime, commoventi " sottolineava a precisare compiaciuto la sua sensibilità superiore.
" La vera storia di Johnny Lim " mi sta facendo pensare un po' al Padrino e un po' a Quarto Potere. Per il resto  mi sento sola un k@sino. Devo farmi dare da Rebu il numero di Tuttobene, così almeno ci stiamo vicini vicendevolmente.
sempreinbilico
giovedì, giugno 29, 2006, ore 21:11

Dopo aver letto questa pietra miliare della letteratura contemporanea dovrei sentirmi meglio. Dovrei. Io che i classici non li leggo quasi mai. Qualsiasi, lei è  aspirante scrittore serio lo fa. Ma Gloria lei è demenziale.
Mishima però era una lettura doverosa. E' dal ginnasio che vado avanti a cantare " Lode a Mishima. E a Maijakowskij ". Chi fosse Maijakowskij l' ho scoperto solo il primo anno di università. Avrebbe potuto anche essere l' amante di Stalin e io avrei continuato a cantare Morire come niente. A pensarci, è inquietante.
In ogni caso " Sete d' amore " è un capolavoro di introspezione, sulla gelosia come l' unica forma di percezione dell' amore. Non ne sono certa data l' esiguità delle mie esperienze amorose ma suppongo di avere anch' io un' indole gelosissima. Ricordo gli sms sarcastici che scrivevo all' innominabile " E allora, come stanno le tue amichette ? ". Un  po'  dipende dall' inclinazione da eterna scontenta, un po' dal mio solito senso di inadeguatezza che si manifesta sfacciatamente oltre qualsiasi buonsenso sociale.
Basta che il mio amico Rebu si volti a guardare una ragazza e commenti : " Che carina " che subito la sottoscritta erge i suoi aculei. "... E allora vai a farti un giro con lei ". Acidissima. Tanto ti accusano anche dei difetti che non hai, quindi perchè sbattersi tanto per dissimulare anche quelli che hai ?
Come lamentarsi nell' introduzione della tesi della scrittura banalmente referenziale di tanti autori contemporanei e poi scrivere esattamente lo stesso genere di cose, la granfratellizzazione letteraria.
A parte poche eccezioni, tipo Michel Faber, che però ha dedicato vent' anni di ricerche e dieci alla stesura del Petalo Cremisi e il bianco. E io vado in paranoia per  quelle sessanta pagine di tesi senza riuscire a pensare ad altro. Michel Faber  ha anche trovato il tempo di sposarsi e di fare innumerevoli lavori, dal cameriere alla cavia umana per la ricerca farmaceutica mentre scriveva un capolavoro.
sempreinbilico