martedì, luglio 17, 2007, ore 10:21
" No, ti prego, no, Nooooooooo".
Affondo la faccia nel cuscino. Le dita stringono i lembi del lenzuolo.
" Non farmi maleeeeeeeeeee.".
No, non mi hanno sodomizzata al riveglio. Era la zia Tecla che mi ha fatto un' iniezione di ricostituente.

Poi, ho sentito una bella canzone
Una scrollata tra un' istigazione al suicidio e l' altra. Ascoltatela anche voi. Vi chiedete chi è che canta? Si chiamano Ultimavera e sono amici miei. Indie rockers di provincia unitevi.
sempreinbilico
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lunedì, luglio 16, 2007, ore 15:27
" Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
 e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino ".
                                                               Eugenio Montale, Satura Xenia II


Non c' è gusto a leggere una descrizione del vuoto di un altro e questo mi trattiene dallo scrivere.  Tanto più che oggi, sfogliando il blog mi sono imbattuta in una mail che non è mai stata inviata.Il destinatario era l' Innominabile, ma quelle stesse parle potrei tranquillamente inviarle a Skellington. Fa male, eccome. Io cresco, cambio, divento bella, forte e coraggiosa ( più o meno ). Loro, i maschietti scappano, scappano sempre, comunque e nonostante tutto. Sto facendo uno sforzo immane per reagire, senza soccombere e non si tratta di un percorso lineare, ve lo assicuro: un passo avanti e due indietro, due passi avanti e cento indietro. Per miss filantropia è difficile convincersi che perdonare non è la priorità. Prima butti fuori tutta la rabbia, il dolore, la delusione, poi ti rammendi come Sally di Nightmore Before Christmas. E poi, se ne hai ancora il tempo e la voglia perdoni. Ma non giustificarlo : non fosse  che per rispetto verso l' amore che hai provato.  Ne verrò fuori, e scriverò le cose meravigliose di me ( sì, sì sto tentando di autoconvicermi ) che ho tirato fuori in questa faccenda: di come ho imparato a truccarmi con una mano sola o a lenire l' ansia di qualcuno che non sono io. E muoversi con circospezione e delicatezza, un centrimetro alla volta per arrivare al cuore della persona che ami. Un giorno i suoi silenzi, la sua paura e le sua brutalità spacciata per sincerità saranno un ricordo. Lontano. E non faranno più male.
Un po' come quando un paio di mesi fa ho risentito l' Innominabile al telefono.
" ... E guarda che per me non sei mai stato un oggetto da possedere " ho mormorato. Da quanto non provavo un sollievo così ?
" Non me ne sono mai andato " fa lui.
" Ah, davvero ? "
E non rispondere più al telefono, bloccarmi su Messenger, non cercarmi nemmeno una volta come lo chiami ?  Una vacanza da me di qualche migliaio di giorni ?
Pensavo, e sono stata in silenzio. Non c' era alcun motivo di dirglielo. Ci ho messo due anni per uscirne ma infine è passata. Per ricaderci di nuovo, forse, dal momento che la mattina quando apro gli occhi proprio è inevitabile che mi trovi un pochino smarrita. Sopratutto se ho appena sognato di accarezzargli la testa. Sniff sniff.
sempreinbilico
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sabato, luglio 14, 2007, ore 14:28
Fuga o [vc.  dotta lat. fuga(m) da fugere ‘fuggire’:av.1292 ] s.f. 1 Rapido allontanamento da un luogo o da una situazione per paura di sottrarsi a un danno, un pericolo e sim: f. generale, precipitosa, salvarsi con la f. del nemico,la f.da me…

Se qualcuno conosce un sinonimo meno dolente da pronunciare del vocabolo soprastante, lo aggiunga un commento qui sotto. Yeah.
Grazie.

Soundtrack: Blackout, Mistonocivo.

sempreinbilico
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sabato, luglio 07, 2007, ore 15:11
Gloria scrive :
Hodkin accenditi una sigaretta, per favore.

Questo succedeva un anno fa, praticamente un' altra vita.
" Il fumo provoca il cancro ". " Il fumo causa malattie cardiovascolari ". " Donne incinte, il fumo nuoce alla salute del vostro bambino ". Su ogni pacchetto di sigarette ci sono questi avvisi che assomigliano ad annunci mortuari. Però c' è una cosa che non dicono. Che, il fumo previene il Parkinson. Quindi mettiamola così, non dite che ho iniziato a fumare, che suona brutto. Diciamo che occasionalmente mi capita di dare un contributo alla prevenzione delle malattie neurodegenerative e di fare qualche tiro. In realtà non mi piace neanche tanto, e poi nemmeno aspiro. Però mi piace gesticolare con la sigaretta in mano. Passatempo stupido per chi ha una mano sola tenerla occupata con una Marlboro. L' altra, la mano sòla, la mano fuffa sembra che osservi la mancina con invidia: ha delle belle dita. Se lo scoprono i miei, che la loro figlia ipocondriaca ha iniziato a fumare,mi ammazzano, sopratutto mio padre che ho costretto a smettere qualche hanno fa perchè temevo di morire di tumore.

Soundtrack: Réclame,
Baustelle.
sempreinbilico
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mercoledì, luglio 04, 2007, ore 10:06

Come sopravvivere a un ventisette

ovvero

alla goccia che fa traboccare il vaso


L' esame non è andato bene come speravo, ma la prof ha segnato il voto sul libretto prima che potessi rifiutarlo. "E' naturale ,donna, che non ti sia andato sfavillante. Stai attraversando un brutto periodo. Passerà". si premura di comunicare la mia coscienza." Adesso torna a casa. Chiudi la stanza, asciugati gli occhi, soffiati il naso, fai un bel respiro e avviati in stazione a prendere il treno, con calma. E sopratutto stai tranquilla, capito ?".

Soundtrack: La crisi, Bluvertigo.

sempreinbilico
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martedì, giugno 26, 2007, ore 17:24



Questo che leggete sotto era un abbozzo di mail per il mio amico Max le Diable. Poiché in questi giorni sua satanità è impegnato dai piaceri e non ha tempo di rispondere la pubblico a beneficio delle anime probe che ancora clikkano questa pagine web. Il Signore ve ne renderà merito, non dubitate.
 
E così è arrivata l’ estate. E insieme all’ estate il caldo. E insieme al caldo l’ umidità.
Così stanotte, mio malgrado, ho dormito in sottoveste . Centimetri su centimetri di pelle scoperta. Tutto quello che mi sforzo di ignorare srotolato davanti agli occhi.
” Ma non devi ignorarlo, è parte di te “ frinisce un Grillo parlante.
Pure, stamattina faceva ancora caldissimo e così mi sono messa la gonna, con mia grandissima irritazione.
Già è una mezza tragedia tutte le volte – almeno una volta ogni 24 ore – che sguscio sotto la doccia.e sento le mie scapole appoggiate contro la parete mentre l’ acqua mi scorre addosso. Non è una sensazione erotica, o particolarmente fastidiosa o piacevole, o. Tuttavia basta a ossessionarmi. Il solo fatto di sentirmi, di essere attraversata da una percezione fisica di me stessa:Il sudore lungo la schiena., l’ interno delle gambe che si incollano l’ una all’ altra.
E ringraziamo santa Maria egiziaca che in tutto questo deliquio dei sensi nessun segnale proviene dal basso ventre altrimenti mi sarei già buttata di fisso fuori dalla finestra.
Ma mi basta un segnale qualsiasi emesso dal corpo, anche il rumore del mio respiro, per dire e mi accorgo che la lucidità vacilla pericolosamente.
Di quando mi guardo allo specchio ne parlerò prima o poi: è una questione complessa che merita un discorso a parte. Ma dicevo della lucidità che va a intermittenza a causa di questa inutile ipersensibilità. Allora mi metto a pianificare soluzioni.
-Strafarmi di calmanti.
-Farmi chiudere a chiave in un qualche centro per disabili così non andrò più in giro a far danni.
-...
L’altra sera risucchiata da tutto questo piacevole  turbamento, un’ occhio alle pagine e l’ altro alle mie rotule che spuntavano dalla sottoveste bianca ho finalmente iniziato a leggere Proust “ Un amore di Swann “. Ma devo ammettere, che il Dio della letteratura mi perdoni, di averlo trovato estremamente noioso.
Tuttavia non desisto. Perché sono decisa a comprendere cos’ è che lo rende così imprescindibile per ogni aspirante scrittore. L’ aspirazione nel mio caso è spirata ma la curiosità resta, quindi sono determinata ad arrivare fino in fondo. Invece ti passerò sicuramente il libro di uno scrittore / intellettuale / dentista egiziano che si intitola Palazzo Yacoubian consigliatissimo soprattutto ai frocetti di mia conoscenza.
Leggo, leggo tantissimo, ma non per piacere, per non pensare.
E oggi ho finito di vedere la triologia di Kieslowsky. Mi ha colpita soprattutto Film bianco forse per le scene ambientate in metropolitana. Hanno suscitato moltissimi ricordi del mio viaggio a Parigi ( ah, ecco l’ influsso di Marcel Proust ).
Se nella vita reale c’ è un po’ di Kriztof Kielowski allora vale la pena di non spararsi in testa almeno per un paio d’ anni ancora e sopportare le mie curiose reazioni corporee, come il fastio di una ciocca di capelli davanti agli occhi, che scatena una reazione isterica inversamente proporzionale al gesto di scostarseli.
sempreinbilico
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sabato, marzo 10, 2007, ore 15:53

L' eterno ritorno dell' uguale non favorisce la mia  immaginazione
sempreinbilico
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venerdì, marzo 02, 2007, ore 10:58
Si scrive poco, ultimamente. Ma si legge con furia. E viene redatta qualche occasionale recensione.


Bisogna avvicinarsi con estrema cautela a – Reduce – di Giovanni Lindo Ferretti. Un breve libretto, un pamphlet poetico di 120 pagine non privo di fascino. Racchiude il carisma del poeta-mistico-vate che chi ha seguito l’ autore nelle sue peregrinazioni musicali, spirituali e mondane ben conosce. Ma è anche un un’ opera estremamente complessa. Per certi versi mi ha ricordato gli aforismi di Nietzsche. E come gli aforismi di Nietzsche sarebbe riduttivo e fuorviante tentare di darne una lettura prevalentemente politica, malgrado l’ autore stesso sembri più volte incoraggiare a farlo. ”A me m’ ha rovinato il Sessantotto“ recita un verso alla fine del libro che ha la stessa potenza del celeberrimo “ Conforme a chi? Conforme a cosa “ ai tempi   dei CCCP.
Ora Giovanni Lindo sembra, se non rinnegare, almeno prendere le distanze da quello che è stato il suo passato di punk ostentatamente d’ avanguardia. Tuttavia io credo che ci sia una sorta di continuità tra il Giovanni Lindo dei volantini in cui scriveva : “ Il punk è morto. Il punk non è ancora nato. Lunga vita al punk “ e quello che trascrive i testi delle preghiere in latino. Perché le invocazioni in latino erano già in album dei CCCP inciso negli anni ’80. Socialismo e barbarie contiene Libera me domine, in cui il cantante salmodiava sulle note di un organo.
Così come l’ avversione per una certa superficialità degli esponenti del Movimento è stata sempre presente in Giovanni Lindo, dai tempi in cui lavorava come operatore psichiatrico: “Tutti facevano le sedute di autocoscienza e dicevano quanto stavo male. Io vedevo la gente che fuori di testa lo era davvero”.
Molti interpretano il titolo in chiave politica, ma trattandosi di un’ autobiografia in forma letteraria e poetica sarebbe rischioso interpretarlo come una folgorazione sulla via di Damasco. Perché Lindo Ferretti cattolico lo è sempre stato, anche nei suoi periodi più inquieti. “ Andavo a messa tutti i giorni “ aveva dichiarato riferendosi al periodo immediatamente precedente lo scioglimento dei CCCP.
Non sfugge di certo, al lettore attento che la lettura reazionaria che l’ artista propone di sé stesso è una provocazione che spinge il lettore a riflettere. Sul senso della vita, in modo profondo, cercando di riavvicinare chi legge alla sacralità dell’ esistenza. Lancia una provocazione che trascende la provocazione stessa. Un mio docente aveva fatto una cosa simile a lezione: “ Cosa succede se la parola Dio viene stampata nei dizionari con la lettera minuscola ? E se la parola dattero precede la parola dio come si può cogliere quali sono le cose davvero significative ? “.
 A suo modo il cantante di Cerreto è sempre stato un reduce. Sopravvissuto a tutte le mode culturali e le pose intellettuali: loro sono morte e lui è ancora vivo. A pungolarsi e a pungolarci con la sua onestà intellettuale a volte scomoda ma necessaria. E che nessuno si azzardi a strumentalizzarlo.
 
Di Lindo Ferretti bisogna sforzarsi di cogliere lo spirito, non la lettera. Chiuso Reduce mi sono avvicinata – mossa da timore reverenziale – alle 1211 pagine di Anna Karenina. E’ consolante. Ho precedenti illustri nella vivisezione dei sentimenti umani.
Quanto a me scrivo meno non perché non abbia tempo per farlo o niente da dire. Soltanto che negli ultimi due mesi per la prima volta mi sono accorta che per quanto si sia dotati dal punto di vista espressivo ci sono cose che trascendono la comunicazione verbale. Meno di cento giorni fa ero ancora assolutamente convinta che se fossi diventata impeccabile a scrivere o a parlare avrei potuto esprimere in modo perfetto qualsiasi cosa. Ma ci sono sensazioni davanti alle quali, se si è intellettualmente onesti, bisogna fare un passo indietro. O sei Dovstoievskij oppure vivi quello che ti succede senza descriverlo.
Vi siete mai ritrovati a fissare qualcuno negli occhi in silenzio come se fosse una prova di forza a chi dei due abbassava lo sguardo per primo?
Per me è la prima volta: quando ci siamo incontrati l’ Innominabile aveva girato gli occhi da un'altra parte.
La semantica che esprime tutto questo io devo ancora mettermi a cercarla. Ma sinceramente, adesso non è determinante.
sempreinbilico
sabato, febbraio 24, 2007, ore 10:44
Siamo tutti madame Bovary II

Martedì sera sono andata a una festa di carnevale in un minuscolo circolo Arci di provincia: un posto a metà tra un oratorio, un bar di provincia e un centro sociale negli anni' 70.
Tra i partecipanti - tra cui si segnalano due robot e una folletto dei boschi, una sindacalista e due neonati con il costume da ape - c' era anche un ragazzo come me, emiplegico. E' difficile vederne in giro. Osservavo il modo in cui si trascinava in giro e solo dopo qualche istante ho realizzato che io mi muovo uguale.
Chi sta sulla sedia a rotelle ha il vantaggio di una certa simmetria e scorrevolezza nei movimenti. Se non ci sono gradini si muovono anche con una certa disinvoltura. Noi emiplegici invece sembriamo sempre sul punto di cadere da un momento all' altro. Agli occhi di chi ci guarda non offriamo nessuna garanzia di stabilità. Prima di trascinarci in giro incrociamo le dita di non intralciare i movimenti dei presenti e di non inciampare da nessuna parte.
E una volta consapevoli  di questo, se mai lo diventiamo siamo costretti a recitare le battute di una sceneggiatura che non ci piace: " ... Se il mio corpo di suscitasse repulsione io credo che lo capirei... ".
Senza una lacrima. Con voce fermissima. Addosso avevo  anche un cappotto  dall' aspetto molto retrò.
Se non sbaglio pioveva pure, quella sera. Ma vi assicuro che l' eroina da feuilleton era l' ultimo ruolo che avrei voluto interpretare.

E grazie a Dio il cuore non ha ossa. Il peso da sopportare sarebbe stato eccessivo. Non avrebbero retto.
sempreinbilico
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giovedì, febbraio 22, 2007, ore 17:32
"...Siamo fatti così:
confusi e fragili
è il vento, Perdita,
che ci rende nervosi.
Ci sentiamo così:
siamo tutti madame Bovary "
                                      - Santo Niente -

E poi ho letto. Ho letto instancabilmente per giorni interi. In meno di quarantotto ore ho finito L' angelo di fuoco di Valerj Brujosov, 441 pagine di romanzo storico. E tutto quello che ha pubblicato Salvatore Niffoi, ovviamente. Il postino di Piracherfa, Cristolu, La sesta ora,Il viaggio degli inganni e Ritorno a Baraule. Il viaggio degli inganni sono anche riuscita a farmelo autografare. Niffoi sono andata a vederlo alla presentazione del suo ultimo libro alla Feltrinelli di Corso Vercelli. Lui sì che è un genio. Ha raccontato di aver scritto il primo racconto a nove anni. Gliel' ha acquistato sua madre. Dopo averlo letto ed essersi complimentata con lui lo ha gettato nel fuoco " perchè è bellissimo e sovversivo ".
A quindici anni leggeva Tolstoj e Balzac: come i personaggi dei suoi libri. Anche Mintonia Saviccu e il protagonista del Viaggio degli inganni riescono a redimersi attraverso la parola. Leggendo e raccontando.
" Perchè ogni cosa che facciamo, ogni viaggio che intraprendiamo, li iniziamo per raccontarli a qualcuno ", come sosteneva un aforisma di Pascal.
" Raccontami qualcosa " domando al libro mentre apro le pagine.
E lui inizia a snodare una stroria. E io mi appago della storia che qualcuno inizia a raccontare per me, finalmente in silenzio.
sempreinbilico
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